Mjölnir (Mjǫllnir) è il celebre martello da guerra del dio Thor, una delle armi più iconiche della mitologia norrena, capace di scagliare fulmini e domare le forze del caos incarnate dai giganti (jotnar). Come arma capace di scagliare fulmini e proteggere il cosmo dal caos, Mjölnir si affianca ad altre armi divine leggendarie esaminate in Armi divine leggendarie a confronto.
Secondo il racconto tramandato da Snorri Sturluson (Edda in prosa, Skáldskaparmál), Mjölnir fu forgiato dai nani Sindri e Brokkr nell’ambito di una scommessa con Loki, che aveva puntato la propria testa sul fatto che i due fabbri non sarebbero riusciti a realizzare doni pari a quelli di altri nani. Loki, sotto forma di mosca, tentò di sabotare il lavoro pungendo Brokkr durante la forgiatura, tanto da fargli accorciare il manico dell’arma rispetto al progetto originale; nonostante il difetto, Mjölnir mantenne poteri straordinari, colpendo sempre il bersaglio prescelto e tornando sempre nella mano di chi lo scagliava.
Proprio a causa del manico troppo corto, Thor era costretto a indossare i guanti di ferro Járngreipr per impugnarlo saldamente, oltre alla cintura della forza Megingjörð, che ne raddoppiava la potenza fisica.
Uno dei racconti più celebri legati al martello è narrato nel poema eddico Þrymskviða: il gigante Thrym rubò Mjölnir mentre Thor dormiva, chiedendo in cambio la mano della dea Freyja. Per recuperare l’arma, Thor fu costretto a travestirsi da sposa, velato e bardato di gioielli, con Loki al suo fianco nei panni di damigella; giunto nel regno dei giganti, non appena il martello fu portato in sua presenza per la cerimonia nuziale, Thor lo afferrò e sterminò Thrym e l’intera sua stirpe (Edda poetica, Þrymskviða).
Oltre al suo ruolo bellico, Mjölnir aveva una funzione sacra di consacrazione: il gesto di “segnare con il martello”, per certi versi affine al segno della croce cristiano, accompagnava matrimoni, nascite e funerali, rendendo l’oggetto un simbolo di protezione, fertilità e continuità per la comunità.
La sua importanza cultuale è confermata dal ritrovamento di migliaia di ciondoli in argento e bronzo a forma di Mjölnir in tombe vichinghe di Scandinavia, Inghilterra e Islanda: molti di questi amuleti continuarono a essere indossati anche dopo la cristianizzazione, talvolta insieme a croci cristiane, come segno di transizione religiosa o di duplice devozione.
Amuleti a forma di martello di Thor, noti come Mjölnir-hængur, sono stati rinvenuti in gran numero dagli archeologi in tombe e insediamenti vichinghi di tutta la Scandinavia, spesso indossati al collo come pendenti: la loro diffusione, particolarmente intensa proprio negli ultimi secoli dell’età vichinga, è interpretata dagli studiosi anche come una forma di affermazione identitaria pagana in risposta alla crescente diffusione delle croci cristiane portate dai missionari.
