Periodo storico
Epoca vichinga (VIII-XI secolo) - fonti scritte XIII secolo
Tipologia
Divinità maggiore
Domini
Riferimenti
Giove/Zeus per il ruolo di dio del tuono nell’analisi comparata; Ercole per la forza fisica
Fonti
Edda poetica; Edda in prosa di Snorri Sturluson; Snorri Sturluson, Gylfaginning

Thor

Þórr (norreno antico)
Thor è il dio norreno del tuono, della forza e della protezione, figlio di Odino e della dea della terra Jörð. Armato del martello Mjölnir, difende Asgard e Midgard dagli attacchi dei giganti. Muore al Ragnarök uccidendo il serpente Jörmungandr ma soccombendo al suo veleno.

Thor è, nella mitologia norrena, il dio del tuono e dei fulmini, figlio di Odino e della dea della terra Jörd, e il più possente difensore di Asgard e Midgard contro le minacce dei giganti (jötnar), armato del possente martello Mjölnir, forgiato dai nani e capace di scagliare fulmini, tornare sempre nella mano di chi lo lancia e ridurre le montagne in polvere. Il ruolo di Thor come dio del tuono, del fulmine e protettore contro il caos è al centro del confronto Divinità del fulmine e della tempesta a confronto, che lo accosta ad altre divinità della tempesta di culture diverse.

Tra le sue imprese più celebri figura la spedizione di pesca in cui, servendosi di una testa di bue come esca, riesce ad agganciare l’enorme serpente del mondo Jörmungandr dal fondo dell’oceano, prima che il gigante che lo accompagna, atterrito, tagli la lenza per timore delle conseguenze. In un altro racconto, Thor viene beffato dal re dei giganti Útgarða-Loki durante una visita a Jötunheim, dove è costretto ad affrontare prove ingannevoli — come sollevare quello che sembra un gatto ma è in realtà lo stesso Jörmungandr travestito, o lottare contro un’anziana donna che incarna la vecchiaia stessa — dimostrando comunque, senza saperlo, una forza sovrumana.

Quando il gigante Þrym ruba Mjölnir e ne chiede la restituzione in cambio della mano della dea Freyja, Thor stesso, travestito da sposa con tanto di velo, si reca al banchetto nuziale nel regno dei giganti per riprendersi il proprio martello, divorando con voracità sospetta cibi e bevande fino a quando Þrym, insospettito, fa infine portare Mjölnir per benedire le nozze, permettendo a Thor di afferrarlo e massacrare l’intera assemblea di giganti. Secondo la profezia del Ragnarök, Thor è destinato a uccidere infine Jörmungandr nello scontro decisivo, ma a soccombere egli stesso, pochi istanti dopo, al veleno del serpente morente.

Thor viaggia su un carro trainato da due capri, Tanngrisnir e Tanngnjóstr, che può macellare e cucinare per cena ogni sera, salvo poi resuscitarli integri il mattino seguente semplicemente consacrandone le ossa e le pelli con il martello Mjölnir — a patto che nessun commensale ne danneggi lo scheletro: quando il giovane Þjálfi, ospitato insieme alla sorella Röskva durante un viaggio, rompe per succhiarne il midollo l’osso di una zampa, il capro resuscitato risulta permanentemente zoppo, e i due fratelli sono costretti a entrare al servizio di Thor come garanzia per il danno arrecato. Secondo la profezia, dopo la morte di Thor nello scontro finale contro Jörmungandr, saranno i suoi due figli Magni e Móði a ereditare Mjölnir, sopravvivendo al Ragnarök per contribuire alla rinascita del mondo.

Sif e la scommessa che forgiò Mjölnir

Il martello che definisce l’identità stessa di Thor non nasce da un’impresa del dio, ma da un dispetto di Loki: per pura malizia, il trickster taglia di notte i famosi capelli d’oro di Sif, la sposa di Thor, scatenando l’ira del marito e costringendo Loki a farsi perdonare commissionando ai nani figli di Ivaldi una nuova chioma d’oro capace di crescere come capelli veri. Nella stessa spedizione tra le forge sotterranee, per vincere una scommessa contro i fratelli Brokkr ed Eitri, Loki li istiga a produrre anche altri tre doni divini, tra cui proprio Mjölnir, che esce dalla forgia con il manico leggermente troppo corto solo perché Loki, trasformato in mosca, punge Brokkr durante la lavorazione facendolo esitare per un istante. Sif, pur essendo la sposa di uno degli dèi più importanti del pantheon norreno e protagonista di questo mito fondativo, non dispone ancora di una voce propria in questa enciclopedia.

Thor e Jörmungandr nel confronto dei grandi draghi cosmici

Lo scontro finale tra Thor e Jörmungandr, in cui i due nemici di sempre si uccidono reciprocamente, occupa un posto particolare in L’eroe che sconfigge il drago cosmico a confronto: a differenza di molti eroi che sopravvivono alla propria impresa, Thor conquista la vittoria sul serpente del mondo solo al prezzo della propria vita, un finale che rende il mito norreno uno dei più cupi tra le grandi battaglie contro i draghi cosmici e che ribadisce il tema, ricorrente in tutta la mitologia norrena, per cui nemmeno gli dèi sono esentati dal pagare fino in fondo il costo dell’ordine che difendono.

Dettagli
Dimora
Bilskirnir, la sua sala ad Asgard
Animali sacri
Capra (Tanngrisnir e Tanngnjóstr, i capri che trainano il suo carro)
Voci correlate
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