Il Popol Vuh, il testo sacro dei maya k’iche’, racconta che prima della creazione degli esseri umani attuali, fatti di mais, gli dèi Cuore del Cielo e Cuore della Terra tentarono per ben due volte di plasmare creature capaci di onorarli e nominarli. Il primo tentativo produsse animali, incapaci di parola; il secondo diede vita a uomini di fango, troppo fragili e privi di intelletto, che si sciolsero prima ancora di potersi muovere. Fu allora ideato un terzo tentativo: uomini intagliati nel legno, simili nell’aspetto agli esseri umani e capaci di parlare e moltiplicarsi sulla faccia della terra.
Gli uomini di legno, tuttavia, si rivelarono un fallimento di natura diversa: avevano corpo e voce, ma non avevano cuore né memoria, non pensavano agli dèi che li avevano creati e non serbavano gratitudine verso Cuore del Cielo. Vivevano senza sangue né sudore, secchi e rigidi come il materiale da cui erano tratti, incapaci di provare emozione o devozione. Per questa mancanza di sostanza spirituale, gli dèi decisero di annientarli e di dare inizio a una nuova creazione, quella definitiva, plasmata con il mais.
La distruzione degli uomini di legno avvenne attraverso un grande diluvio: una pioggia di resina densa e bruciante cadde dal cielo giorno e notte, mentre Cuore del Cielo scatenava un’inondazione a sommergere ogni cosa. Persino gli oggetti quotidiani si ribellarono contro i loro creatori negligenti: le macine da mais, i cani, i vasi di cottura e i comali si animarono e attaccarono gli uomini di legno, rimproverando loro il maltrattamento subito, mentre gli alberi e le pietre della foresta ne assistevano la fuga disperata. I pochi sopravvissuti a questo cataclisma, secondo il Popol Vuh, divennero le scimmie che ancora oggi popolano le foreste, discendenti imperfetti di quella prima umanità mancata.
Solo dopo la scomparsa degli uomini di legno, e dopo le imprese degli eroi gemelli Hunahpú e Ixbalanqué nel regno sotterraneo di Xibalbá, gli dèi poterono infine plasmare, dal mais bianco e giallo, la quarta e definitiva stirpe umana: quella dotata di vista, parola e memoria sufficienti a ricordare e onorare i propri creatori.
Questo mito è collegato anche a Itzamná.
Gucumatz e il fallimento ricorrente della creazione
Tra le divinità che presiedono ai tre tentativi falliti di creazione, il Popol Vuh nomina ripetutamente il Serpente Piumato Gucumatz, la cui iconografia e il cui nome corrispondono a quelli di Kukulkán nelle tradizioni maya yucateche successive: è insieme a Cuore del Cielo che questa divinità delibera, tenta e infine distrugge ciascuna delle prime tre umanità, in un processo di prova ed errore che la mitologia maya presenta non come un piano prestabilito ma come un autentico apprendistato divino verso la creazione perfetta.
Il mito degli uomini di legno si inserisce così in un più ampio corpus di racconti diluviani condivisi da culture lontanissime tra loro, da esplorare nel confronto Diluvio e acque primordiali: come in molte di quelle tradizioni, anche qui l’acqua funge da strumento di cancellazione totale, necessario perché una creazione imperfetta – priva di memoria, gratitudine o linguaggio autentico – non può semplicemente essere corretta, ma deve essere annullata e ricominciata da capo.
