Guanyin è la bodhisattva della compassione, la figura religiosa femminile più venerata nella Cina popolare, sincretismo tra il bodhisattva buddhista Avalokiteshvara e antiche divinità materne cinesi. Il suo nome significa “colei che ascolta i suoni [di sofferenza] del mondo”.
Secondo la tradizione, Guanyin rinunciò al proprio ingresso definitivo nel nirvana per rimanere accanto agli esseri senzienti sofferenti, ascoltandone le invocazioni e intervenendo per salvarli da pericoli, malattie e disgrazie; viene invocata soprattutto da chi desidera protezione, guarigione o la nascita di un figlio.
Raffigurata spesso con mille braccia, simbolo della sua infinita capacità di soccorso, o in forma di giovane donna in vesti bianche, Guanyin è venerata sia nei templi buddhisti sia nella religione popolare cinese, ed è associata a leggende come quella della principessa Miaoshan, che sacrificò se stessa per amore filiale prima di ascendere alla condizione di bodhisattva.
Uno dei tratti più singolari di Guanyin è il mutamento di genere avvenuto lungo la sua storia cinese. Il bodhisattva indiano Avalokiteśvara giunge in Cina come figura maschile, con il nome Guanshiyin fissato dalla traduzione di Kumārajīva, e l’iconografia lo raffigura al maschile per tutta l’epoca Tang; è a partire dall’epoca Song che prevale l’immagine femminile, materna e vestita di bianco, che ne farà la divinità più amata della devozione popolare cinese, celebrata nel santuario insulare di Putuoshan come Guanyin del Mare del Sud. Accanto a questa forma convivono le versioni esoteriche dalle undici teste e dalle mille braccia, ciascun palmo dotato di un occhio per scorgere ogni sofferenza. Nel Viaggio in Occidente è lei a commissionare il pellegrinaggio verso l’India e a consegnare al monaco il cerchietto d’oro con cui tenere a freno l’indisciplinato Sun Wukong.
Questa divinità è collegata anche a Yu Huang.
Il celebre Monastero di Putuoshan, sull’omonima isola al largo delle coste dello Zhejiang, è considerato dalla tradizione buddhista cinese la dimora terrena di Guanyin e rappresenta da secoli una delle mete di pellegrinaggio più frequentate della Cina orientale: qui la bodhisattva viene venerata come protettrice dei naviganti e dei pescatori, un ruolo che si è progressivamente affiancato a quello originario di soccorritrice universale, riflettendo l’importanza del mare per le comunità costiere circostanti.
Tra le rappresentazioni più diffuse di Guanyin figura quella con in mano un vaso di acqua pura (il vaso della compassione) da cui versa gocce di rugiada spirituale capaci di alleviare la sofferenza e purificare il cuore dei devoti: questa immagine, insieme al ramoscello di salice usato per aspergere l’acqua benedetta, è divenuta uno degli emblemi più riconoscibili dell’arte religiosa dell’Asia orientale, riprodotta in innumerevoli statue, dipinti e amuleti protettivi diffusi ben oltre i confini della Cina, dal Giappone al Vietnam.
