Gaia è, nella mitologia greca, la personificazione primordiale della Terra, generata direttamente dal Caos originario insieme a poche altre entità cosmiche fondamentali, e madre, tramite l’unione con il proprio figlio Urano, dell’intera stirpe divina greca: i dodici Titani, i Ciclopi e gli Ecatonchiri.
Quando Urano, disgustato dai figli più mostruosi, li imprigiona nelle proprie profondità causandole grande sofferenza, è Gaia stessa a orchestrare la sua caduta, forgiando una falce d’adamante e convincendo il figlio Crono a evirarlo, ponendo fine al suo dominio sul cosmo.
Il ruolo di Gaia non si esaurisce però con la caduta di Urano: quando Zeus e gli Olimpi sconfiggono a loro volta i Titani nella Titanomachia, la Terra, addolorata per la sorte dei propri figli imprigionati nel Tartaro, genera un’ultima, terribile minaccia contro il nuovo ordine divino: il mostruoso Tifone, capace di terrorizzare persino Zeus prima di essere infine sconfitto e sepolto sotto il vulcano Etna. Gaia rimane così, per tutta la mitologia greca, la forza generatrice e insieme vendicatrice che sta all’origine di ogni sconvolgimento cosmico.
Dal sangue delle ferite di Urano caduto sulla propria superficie, Gaia generò inoltre le Erinni, spiriti di vendetta destinati a perseguitare chi si macchiasse di crimini contro il sangue familiare, e i Giganti, una stirpe bellicosa che secoli dopo si sarebbe scontrata con gli dèi olimpici nella Gigantomachia. Fu ancora Gaia, adirata per l’imprigionamento dei propri figli Titani nel Tartaro, a istigare i Giganti a quella guerra; e quando anche questi ultimi furono sconfitti, generò dall’unione con Tartaro il mostro Tifone, l’essere più terribile mai apparso, nell’estremo tentativo di rovesciare definitivamente il dominio di Zeus sull’universo. Gaia fu inoltre la prima detentrice del celebre oracolo di Delfi, custodito in seguito dalla figlia Temi prima che il santuario passasse sotto la protezione di Apollo, a testimonianza del ruolo della Terra stessa come fonte originaria di ogni sapienza divinatoria nella religiosità greca arcaica.
Questa divinità è collegata anche a Tifone, Temi e Delfi.
Il gigante sepolto e l’archetipo del combattimento cosmico
La sconfitta di Tifone non concluse la sua vicenda, ma la trasformò in un elemento fisso del paesaggio: sepolto da Zeus sotto la mole dell’Etna, il mostro generato da Gaia continuò a manifestare la propria furia attraverso le eruzioni del vulcano, interpretate dagli antichi come i tentativi ancora vivi del gigante di liberarsi dalla propria prigione tellurica. Alcune tradizioni collocavano proprio in quelle stesse profondità vulcaniche anche la fucina di Efesto, il dio fabbro che secondo altre versioni lavorava invece sotto l’isola di Lemno: una sovrapposizione geografica che testimonia quanto la mitologia greca associasse costantemente il fuoco sotterraneo, generativo o distruttivo che fosse, alla stessa madre Terra da cui Tifone era nato.
Lo scontro tra Zeus e il mostruoso figlio di Gaia si inserisce in un archetipo narrativo ricorrente in numerose mitologie del mondo, quello del sovrano celeste che deve affrontare e sconfiggere un drago o serpente cosmico per consolidare definitivamente il proprio potere, come illustra in dettaglio L’eroe che sconfigge il drago cosmico a confronto: un parallelo che colloca la vicenda greca di Tifone accanto a battaglie equivalenti narrate in culture lontanissime nello spazio e nel tempo, tutte accomunate dalla medesima necessità simbolica di un ordine divino che si afferma solo dopo aver domato il caos primordiale rappresentato dalla creatura ctonia.
