Creta è la più grande isola greca e uno dei luoghi più densi di mitologia dell’intero mondo ellenico, considerata dalla tradizione il luogo di nascita segreto di Zeus, nascosto neonato in una grotta del Monte Ida per sfuggire al padre Crono, che divorava i propri figli.
L’isola fu anche teatro del mito del Minotauro, la creatura mostruosa metà uomo e metà toro nata dall’unione contro natura tra la regina Pasifae e un toro sacro inviatole da Poseidone come punizione per il marito, il re Minosse, che aveva mancato di sacrificare l’animale come promesso al dio.
Per contenere la creatura, Minosse fece costruire dall’ingegnoso Dedalo il Labirinto, una struttura di corridoi intricati da cui era impossibile uscire senza una guida, e vi rinchiuse il Minotauro, a cui venivano offerti in sacrificio periodico giovani ateniesi, fino a quando l’eroe Teseo non lo uccise con l’aiuto del filo donatogli da Arianna, figlia di Minosse.
Creta fu anche sede, secondo la tradizione, del regno di Minosse, giudice così saggio e giusto in vita da essere nominato, dopo la morte, uno dei tre giudici delle anime nell’oltretomba, insieme al fratello Radamanto e a Eaco, un ruolo che sottolinea l’importanza mitica e simbolica dell’isola nella cosmologia greca.
Alla base del mito si cela una realtà storica concreta: agli inizi del Novecento l’archeologo britannico Arthur Evans riportò alla luce a Cnosso i resti di un immenso palazzo dell’età del bronzo, sede della civiltà minoica, il cui intrico di centinaia di stanze, corridoi e magazzini comunicanti ispirò probabilmente l’idea greca del Labirinto; gli affreschi ritrovati, che raffigurano acrobati impegnati in giochi con tori, sembrano inoltre riecheggiare direttamente il mito del Minotauro.
Questo luogo è collegato anche a Poseidone e Ade.
Il tributo ateniese e la fine del Minotauro
Rinchiuso nel Labirinto, il Minotauro veniva nutrito, secondo il racconto più diffuso, con un tributo periodico di giovani ateniesi, sette ragazzi e sette ragazze inviati ogni nove anni da Atene come conseguenza di una sconfitta militare subita da Minosse. Questo tributo di sangue, imposto per placare la potenza cretese, trasformò Creta agli occhi degli ateniesi in un luogo temuto e insieme affascinante, teatro di un debito che sembrava non avere mai fine.
Fu Teseo, figlio del re di Atene, a offrirsi volontario tra i giovani del tributo per porre fine una volta per tutte a questa umiliazione: grazie all’aiuto di un filo che gli permette di ritrovare la via d’uscita dal Labirinto, riesce a penetrare fino al cuore della struttura, uccidere il Minotauro e condurre in salvo i compagni, ponendo così fine al dominio simbolico che Creta esercitava sulla città rivale attraverso la paura del mostro.
