Il Coricancha, “recinto d’oro” in lingua quechua, era il tempio più importante dell’impero Inca, cuore religioso di Cusco e centro del culto dedicato a Inti, il dio sole, oltre che sede di templi minori dedicati a Mama Quilla e ad altre divinità del pantheon inca.
Le cronache coloniali descrivono un edificio di straordinaria ricchezza: le pareti interne erano interamente rivestite di lastre d’oro, e un giardino annesso ospitava riproduzioni in oro e argento di piante di mais, lama e altri elementi simbolicamente legati alla prosperità agricola garantita dagli dèi.
Dopo la conquista spagnola del 1533, il tempio fu sistematicamente spogliato di ogni ornamento prezioso, fuso e inviato in Spagna come bottino di guerra. Sulle sue fondamenta in pietra, straordinariamente resistenti e costruite con la tecnica di taglio a incastro tipica dell’architettura inca, i colonizzatori eressero il convento domenicano di Santo Domingo, tuttora visibile a Cusco.
Nonostante la distruzione degli ornamenti, le mura originali del Coricancha sopravvivono in gran parte alla base dell’edificio coloniale, e numerosi terremoti nei secoli successivi hanno danneggiato le sovrastrutture spagnole lasciando intatte le fondamenta inca, a testimonianza della superiore tecnica costruttiva antisismica degli architetti imperiali.
Dal Coricancha si irradiavano concettualmente le quaranta e più ceque, linee immaginarie che dividevano il territorio circostante Cusco in settori, lungo le quali erano disposte circa 328 huacas (luoghi sacri, sorgenti, rocce, tombe di antenati) assegnate alla cura di specifici gruppi di parentela (ayllu) della capitale. Il sistema dei ceque svolgeva simultaneamente una funzione calendariale e astronomica: la successione dei santuari lungo ciascuna linea, associata a un giorno o gruppo di giorni dell’anno, permetteva ai sacerdoti di tenere un calendario rituale complesso senza ricorrere alla scrittura, integrando geografia sacra, genealogia sociale e osservazione del cielo in un unico sistema organizzativo che aveva il suo fulcro concettuale proprio nel tempio del sole.
Questo luogo è collegato anche a Manco Cápac.
Il cuore cerimoniale di Cuzco
Il Coricancha non era un tempio isolato, ma il perno da cui dipendeva l’intera geografia sacra di Cuzco, capitale dell’impero e ombelico del mondo secondo la cosmologia inca: la sua posizione, nel punto di confluenza simbolica dei quattro suyu (le regioni) in cui era diviso il Tawantinsuyu, faceva di questo santuario non soltanto il principale luogo di culto solare, ma anche il fulcro amministrativo e simbolico attorno a cui ruotava l’intera organizzazione territoriale e religiosa dello stato.
Tra le divinità minori ospitate nei templi annessi al santuario principale, un ruolo di particolare rilievo spettava a Mama Quilla, la dea lunare e sposa di Inti, il cui tempio nel Coricancha era interamente rivestito di lastre d’argento anziché d’oro, in un’opposizione simbolica di metalli che rispecchiava fedelmente la dualità cosmica tra il sole maschile e diurno e la luna femminile e notturna, cardine strutturale dell’intera religiosità andina.
