L’Odissea è, insieme all’Iliade, il più antico e influente poema epico della letteratura greca, tradizionalmente attribuito a Omero e composto in esametri dattilici tra il IX e il VII secolo a.C., dopo un lungo periodo di trasmissione orale.
Il poema, diviso in ventiquattro canti, narra il viaggio di ritorno in patria di Odisseo dopo la caduta di Troia: un percorso durato dieci anni, costellato di prove leggendarie come l’incontro con il Ciclope Polifemo, l’incantesimo di Circe, il canto delle Sirene e la discesa nel regno dei morti.
Parallelamente alle peregrinazioni di Odisseo, l’opera segue le vicende del figlio Telemaco, in cerca di notizie del padre, e della fedele moglie Penelope, che a Itaca resiste con astuzia alle pressioni dei Proci pretendenti al trono, fino al sanguinoso epilogo della strage finale.
Considerata il modello archetipico del racconto di viaggio e ritorno in tutta la letteratura occidentale, l’Odissea ha influenzato innumerevoli opere successive, dall’Eneide di Virgilio fino alla letteratura contemporanea, e resta una delle fonti più importanti per la conoscenza della religione e della cultura della Grecia arcaica.
L’attribuzione a un singolo autore di nome Omero è oggetto della cosiddetta “questione omerica”, dibattuta fin dall’antichità: nel Novecento gli studi di Milman Parry e Albert Lord sulla poesia orale balcanica dimostrarono come l’Odissea e l’Iliade impieghino formule ed epiteti ricorrenti (“Odisseo dal multiforme ingegno”, “l’aurora dalle dita di rosa”) tipici di una tradizione di composizione orale improvvisata, mettendo in discussione l’idea di un singolo poeta-autore nel senso moderno del termine.
Struttura narrativa e composizione orale
A differenza dell’Iliade, che segue un ordine narrativo lineare, l’Odissea adotta una struttura complessa e non cronologica: il poema si apre in medias res, con Odisseo già prigioniero della ninfa Calipso nell’ultimo anno del suo viaggio, mentre le avventure precedenti, dal Ciclope alle Sirene, vengono raccontate retrospettivamente dallo stesso eroe alla corte dei Feaci nei canti centrali dell’opera. Questa scelta compositiva, sofisticata per un’epica arcaica, alterna i piani temporali con un’abilità narrativa che gli studiosi moderni hanno paragonato a tecniche letterarie ben più tarde.
Gli studi sulla formularità del linguaggio omerico, avviati da Milman Parry negli anni Trenta del Novecento e proseguiti da Albert Lord, hanno permesso di comprendere come questi versi fossero concepiti per la performance orale improvvisata da aedi professionisti: epiteti fissi come “Odisseo dal multiforme ingegno” o “l’aurora dalle dita di rosa” non sono semplici abbellimenti stilistici, ma unità mnemoniche modulari che permettevano al cantore di comporre migliaia di versi in tempo reale, adattando il racconto di volta in volta senza smarrire il ritmo esametrico del verso.
