Il mito di Chang’e è tra i racconti più amati e celebrati della cultura cinese, alla base della tradizionale Festa di Metà Autunno. Dopo l’impresa di Hou Yi contro i dieci soli, la Regina Madre d’Occidente Xiwangmu donò all’arciere una pillola dell’elisir di immortalità come ricompensa, sufficiente però per una sola persona.
Secondo la versione più diffusa, mentre Hou Yi era assente, il suo allievo Fengmeng tentò di rubare l’elisir con la forza; per impedire che cadesse in mani malvagie, la moglie di Hou Yi, Chang’e, decise di ingoiare lei stessa la pillola. Divenuta immediatamente immortale ed eterea, il suo corpo si sollevò da terra e volò verso il cielo, fermandosi sulla luna, dove rimase per sempre separata dal marito.
Sulla luna, secondo la tradizione, Chang’e vive in un palazzo di giada in compagnia di un coniglio di giada che prepara incessantemente l’elisir di immortalità pestandolo in un mortaio. Durante la Festa di Metà Autunno, le famiglie cinesi ammirano la luna piena e consumano gli “mooncake” in suo onore, ricordando la nostalgia di Chang’e per il marito lasciato sulla terra.
La tradizione non ha mai risolto l’ambiguità morale del gesto di Chang’e, e proprio questa indecisione ne spiega la fortuna. Una linea di versioni la assolve: bevve l’elisir per impedire che l’allievo traditore Fengmeng se ne impadronisse, sacrificando la vita accanto al marito per proteggerne l’impresa. Un’altra la condanna: lo bevve per avidità di immortalità, e l’esilio lunare è la sua pena. Una terza attenua entrambe le letture facendone una separazione imposta dagli dèi. Sulla luna Chang’e non è sola: le fanno compagnia il coniglio di giada che pesta senza sosta nel mortaio gli ingredienti dell’elisir e il legnaiolo Wu Gang, condannato ad abbattere in eterno un albero di cassia che si rimargina a ogni colpo. Il mito regge ancora oggi una festa nazionale, quella di Metà Autunno, in cui si offrono alla luna i dolci rotondi yuebing e le famiglie si riuniscono precisamente per contrasto con la separazione che il racconto mette in scena.
Questo mito è collegato anche a Hou Yi abbatte i soli.
Un dono che diventa condanna
L’elisir donato da Xiwangmu era pensato come ricompensa condivisa per l’impresa compiuta da Hou Yi abbatte i soli, non come premio per una sola persona: la sostanza stessa del dono, sufficiente per un’unica dose di immortalità, trasforma un atto di generosità divina nella causa scatenante della separazione della coppia, un meccanismo narrativo ricorrente nei miti cinesi in cui i doni degli dèi comportano sempre un prezzo nascosto.
È proprio questa ambiguità strutturale a rendere il mito di Chang’e così duraturo nella cultura popolare: a differenza di molte narrazioni eroiche che offrono una morale univoca, la storia rifiuta di stabilire con certezza se la protagonista sia una vittima, una salvatrice o un’opportunista, lasciando che ogni generazione di ascoltatori proietti sulla sua scelta le proprie categorie di lettura, dal sacrificio coniugale alla trasgressione punita.
