Ile-Ife è la città sacra della tradizione yoruba, considerata il luogo dove ebbe origine la creazione del mondo e da cui, secondo il mito, la terraferma si irradiò sulle acque primordiali per formare il resto del pianeta.
Fondata secondo la leggenda da Oduduwa dopo essersi sostituito al fratello Obatala nell’incarico affidato da Olodumare, Ile-Ife è considerata la culla di tutte le dinastie regali yoruba: da qui, secondo la tradizione, i figli e discendenti di Oduduwa si sarebbero mossi per fondare i regni vicini, incluso quello di Oyo governato più tardi da Shango.
Sede storica dell’Ooni, il sovrano sacro discendente diretto di Oduduwa, Ile-Ife è oggi anche un importante sito archeologico noto per le sue raffinate sculture in terracotta e ottone realizzate tra il XII e il XV secolo, considerate tra le massime espressioni artistiche dell’Africa precoloniale; la città continua a essere il principale centro spirituale della religione yoruba, meta di pellegrinaggio e sede del festival annuale Itapa-Ife dedicato a Oduduwa.
Ile-Ife ha una particolarità che la distingue dalle altre città sacre mitiche: la sua rilevanza è confermata dall’archeologia. Gli scavi condotti dagli anni Trenta hanno restituito una straordinaria produzione di teste in terracotta e in ottone a fusione a cera persa, datate tra il XII e il XV secolo, di un naturalismo che all’epoca del ritrovamento fu ritenuto incompatibile con l’arte africana subsahariana — tanto che Leo Frobenius ipotizzò l’esistenza di una colonia atlantidea, in una lettura oggi respinta ma indicativa dello scarto tra i reperti e i pregiudizi di chi li interpretava. Le teste, probabilmente ritratti di sovrani usati nei riti funebri, testimoniano una corte stabile e un’industria metallurgica avanzata.
La sua funzione nella tradizione resta però quella di centro cosmico. È il punto in cui la terra fu versata sulle acque, dove il gallo dalle cinque dita sparse la sabbia, e da cui Oduduwa avviò la dispersione dei suoi discendenti verso gli altri regni. Ogni città yoruba conserva un rapporto rituale con Ife, e ancora oggi la corona di un sovrano è considerata legittima solo se la sua discendenza da Ife è riconosciuta. Il santuario di Ora, il bosco di Oranmiyan con il suo obelisco di granito e il palazzo dell’Ooni fanno della città un luogo dove il mito e l’amministrazione politica del presente continuano a sovrapporsi.
Il gallo dalle cinque dita e le fasi rituali della creazione
La tradizione orale precisa i dettagli materiali dell’atto creativo: sceso dal cielo lungo una catena, Oduduwa porta con sé una lumaca colma di terra, una noce di palma e un gallo dalle cinque dita. Rovesciata la terra sulle acque primordiali, è il gallo a diffonderla razzolando in ogni direzione fino a formare una superficie solida; solo dopo, per verificarne la consistenza, gli dèi inviano un camaleonte a saggiarne il terreno passo dopo passo, prima di dichiararlo abitabile. Da quel primo lembo di terra, secondo i sacerdoti di Ife, il suolo si sarebbe poi esteso fino a comprendere il resto del mondo conosciuto, rendendo la città non un semplice luogo di fondazione dinastica ma il punto geometrico da cui la realtà stessa prende forma.
Un patrimonio archeologico oggi tutelato dal museo cittadino
Le teste in terracotta e ottone rinvenute a partire dagli anni Trenta sono oggi conservate ed esposte nel Museo di Ife, istituito nel 1954 per raccogliere e proteggere i reperti dispersi in precedenza tra collezionisti privati e musei europei. Gli studiosi collegano questa tradizione scultorea a quella, più antica, della cultura di Nok, attiva nell’attuale Nigeria centrale già nel I millennio a.C.: se il rapporto diretto tra le due tradizioni resta dibattuto, la continuità stilistica ha portato l’area archeologica di Ile-Ife a essere inserita nella lista propositiva UNESCO come testimonianza di una delle più antiche tradizioni artistiche urbane dell’Africa subsahariana.
Questo luogo è collegato anche a Il mito della creazione a Ile-Ife.
