Diyu è il regno dei morti della mitologia e religione popolare cinese, un aldilà sotterraneo che fonde elementi taoisti, buddhisti e credenze popolari autoctone in un sistema estremamente elaborato e burocratico, spesso raffigurato come un’estensione infernale dell’amministrazione imperiale terrena.
Secondo la tradizione più diffusa, Diyu è organizzato in Dieci Corti, ciascuna presieduta da un giudice — Yama, in cinese Yanluo Wang, è il più noto e presiede la corte principale — davanti al quale l’anima del defunto viene giudicata in base alle proprie azioni in vita e destinata a punizioni specifiche per ogni peccato commesso, prima di essere avviata alla reincarnazione attraverso la Ruota della Rinascita, dopo aver bevuto la Zuppa dell’Oblio di Meng Po per dimenticare la vita precedente.
Diyu non è quindi concepito come una dannazione eterna sul modello cristiano, ma come un luogo di purificazione temporanea e retribuzione karmica, dopo il quale ogni anima può reincarnarsi in una nuova forma di vita a seconda del proprio karma.
Ciò che distingue il Diyu dagli inferi di altre tradizioni è la sua natura amministrativa: non è un regno governato da un solo sovrano, ma un tribunale articolato in dieci corti, ciascuna presieduta da un Re Yama con giurisdizione su categorie precise di colpe e dotata di registri, cancellieri e sentenze a termine. Yama Wang, il quinto dei giudici, presiede la corte centrale, mentre il funzionario Cui Ziyu tiene la contabilità delle azioni di ogni vivente. L’anima attraversa poi il ponte Naihe e beve il brodo dell’oblio somministrato dalla vecchia Mengpo, che cancella la memoria prima della reincarnazione. Questa architettura giudiziaria è documentata dalle raffigurazioni popolari del «Baochuan», i rotoli illustrati esposti nei templi con le pene di ciascuna corte, e ha alimentato una vasta letteratura di visite oltremondane in cui un vivente scende negli inferi, assiste ai processi e torna a raccontarli come monito morale.
Questo luogo è collegato anche a Il regno dei morti, Yu Huang e Guanyin.
Un aldilà karmico, non eterno
La caratteristica più originale di Diyu, se confrontata con altre concezioni dell’oltretomba discusse nel percorso Il regno dei morti: viaggi agli inferi a confronto, è la sua natura temporanea e funzionale: nessuna anima vi resta per sempre, perché la permanenza in ciascuna delle Dieci Corti è calibrata esattamente sulla gravità delle colpe commesse in vita, secondo una logica burocratico-karmica che unisce l’etica buddhista della retribuzione al gusto tutto cinese per l’amministrazione gerarchica e documentata.
Anche nel cuore di questo sistema punitivo così meticoloso non manca però una via di misericordia: la tradizione popolare attribuisce a Guanyin, la bodhisattva della compassione, il potere di intercedere per le anime sofferenti, alleviandone le pene o abbreviandone la permanenza nelle corti infernali. Questa presenza compassionevole all’interno di un apparato altrimenti spietato riflette la compresenza, tipica della religiosità cinese popolare, di giustizia rigorosa e misericordia attiva.
