Il Palatino (Mons Palatinus) è, nella tradizione romana, il colle su cui Romolo tracciò il solco sacro (sulcus primigenius) fondando Roma, tradizionalmente datata al 21 aprile 753 a.C. Tra i sette colli di Roma, è considerato il più antico nucleo della città e il cuore stesso del mito delle origini.
Secondo Livio e Plutarco, fu proprio sul Palatino che i gemelli Romolo e Remo, abbandonati sul Tevere e allattati dalla lupa, vennero cresciuti dal pastore Faustolo; ed è qui che i due fratelli, divenuti adulti, si contesero l’auspicio divino per stabilire dove fondare la nuova città, contesa che culminò nella morte di Remo per mano (o per ordine) di Romolo.
Il colle ospitò per tutta l’età regia e repubblicana le abitazioni dell’aristocrazia romana, e in epoca imperiale divenne la sede delle residenze degli imperatori: dal termine latino Palatium deriva la parola “palazzo” in numerose lingue moderne. Augusto vi costruì la propria dimora accanto al tempio di Apollo Palatino e alla Casa Romuli, la capanna che la tradizione indicava come l’abitazione stessa di Romolo.
Ancora oggi gli scavi archeologici sul Palatino, incluse tracce di un insediamento dell’VIII secolo a.C. compatibili con la cronologia tradizionale, alimentano il dibattito tra mito fondativo e realtà storica delle origini di Roma. Fu proprio qui, secondo la tradizione, che si consumò anche l’episodio del ratto delle Sabine, durante i giochi in onore di Consus organizzati da Romolo.
Il Palatino è il colle su cui l’archeologia ha trovato la conferma più vicina al racconto mitico: gli scavi condotti da Andrea Carandini negli anni Ottanta hanno individuato alle pendici nord-orientali le tracce di una fortificazione con fossato e le buche di palo di capanne datate all’VIII secolo a.C., cioè all’epoca che la tradizione assegna alla fondazione. La cosiddetta casa Romuli, una capanna in paglia e legno, veniva ricostruita a spese pubbliche per secoli come reliquia del fondatore.
Sul colle passava il pomerio tracciato da Romolo, il confine sacro della città il cui attraversamento in armi era vietato, e ai suoi piedi si apriva il Lupercale, la grotta in cui la lupa avrebbe allattato i gemelli e dove si celebravano i Lupercalia di febbraio. Dall’epoca di Augusto il Palatino diventa la residenza imperiale, e la parola stessa «palazzo» deriva dal suo nome: la scelta di abitare dove Romolo aveva fondato era un’affermazione di continuità dinastica. Il Circo Massimo che si stende nella valle sottostante è per la tradizione il luogo dei giochi durante i quali fu compiuto il ratto delle Sabine.
Questo luogo è collegato anche a Remo.
Il tempio di Apollo Palatino: la scelta religiosa di Augusto
Il tempio che Augusto fece costruire sul Palatino era dedicato ad Apollo, il dio che il princeps considerava proprio protettore personale fin dalla battaglia di Azio del 31 a.C., vinta – secondo la propaganda augustea – grazie al favore del dio arciere contro le forze orientali di Antonio e Cleopatra. Collocare il santuario di Apollo accanto alla propria residenza privata e alla Casa Romuli permetteva ad Augusto di intrecciare tre livelli di legittimazione nello stesso spazio fisico: quello mitico della fondazione di Romolo, quello religioso della protezione divina di Apollo, e quello politico della propria abitazione, presentata come modesta continuazione della capanna del fondatore pur ospitando una delle più ricche biblioteche pubbliche di Roma.
Il Lupercale e i riti di febbraio: la lupa capitolina nel calendario romano
Ai piedi del colle, la grotta del Lupercale custodiva nella tradizione romana il ricordo dell’allattamento dei gemelli da parte della lupa capitolina, ed era il punto di partenza dei Lupercalia, festa di purificazione celebrata a metà febbraio e descritta in dettaglio nei Fasti di Ovidio: sacerdoti chiamati luperci correvano seminudi intorno al colle colpendo i passanti con strisce di pelle di capra sacrificata, in un rito di fertilità e purificazione che i romani stessi facevano risalire, con qualche incertezza, sia al culto pastorale di Fauno sia alla memoria stessa della lupa nutrice. La sopravvivenza di questa festa fin nel V secolo d.C., quando fu tra le ultime celebrazioni pagane a essere formalmente abolite, testimonia quanto il Palatino restasse, ben oltre la caduta della Repubblica, il luogo simbolico in cui Roma tornava periodicamente alle proprie origini pastorali e lupine.
