Periodo storico
Fonti
Publio Ovidio Nasone, Fasti (I secolo d.C., opera incompiuta, sei libri su dodici)

I Fasti di Ovidio

I Fasti, poema calendariale di Ovidio che racconta l'origine mitologica delle festività romane mese per mese, intrecciando religione, storia e leggenda.

Contemporaneamente alle Metamorfosi, il poeta Publio Ovidio Nasone lavorò a un’opera di natura molto diversa ma altrettanto ambiziosa: i Fasti, un poema calendariale pensato per accompagnare mese per mese l’anno romano, spiegandone in versi l’origine mitologica e religiosa di ciascuna festività, rito e ricorrenza.

Diversamente da un semplice calendario cerimoniale, i Fasti intrecciano erudizione religiosa, storia leggendaria e invenzione poetica: Ovidio racconta l’origine dei Lupercalia, le vicende della fondazione di Roma legate a Romolo, i miti legati a divinità come Vesta, Flora e Giano, e numerosi episodi minori della tradizione italica altrimenti perduti, offrendo un ritratto vivido di come i romani vivessero il proprio anno religioso.

L’opera, composta negli stessi anni dell’esilio del poeta a Tomi, rimase incompiuta: Ovidio riuscì a completare solamente i primi sei libri, corrispondenti ai mesi da gennaio a giugno, lasciando alla posterità un testo che, pur parziale, resta oggi una delle fonti più ricche per ricostruire il calendario festivo e l’immaginario mitologico della Roma augustea.

La struttura dei Fasti alterna sistematicamente tre registri narrativi: la spiegazione eziologica delle feste religiose, l’osservazione dei fenomeni astronomici legati al sorgere e tramontare delle costellazioni in ciascun mese, e brevi digressioni storiche legate ad anniversari politici romani, come le celebrazioni per la fondazione di templi o le vittorie militari commemorate nel calendario ufficiale.

Il testo dei Fasti sopravvisse attraverso un numero relativamente ristretto di manoscritti medievali, e la sua riscoperta rinascimentale contribuì in modo significativo alla comprensione moderna del calendario romano e delle sue feste, offrendo agli storici uno sguardo impareggiabile su come i romani stessi interpretassero, mese dopo mese, il legame tra tempo civile, culto religioso e memoria storica.

Un calendario poetico rimasto incompiuto

Ovidio concepì i Fasti come un’opera in dodici libri, uno per ogni mese dell’anno romano, ma il progetto si interruppe al sesto libro, quello di giugno, probabilmente a causa dell’esilio del poeta a Tomi voluto da Augusto nell’8 d.C.: questa interruzione priva i moderni di una fonte che avrebbe potuto documentare in dettaglio anche le festività del secondo semestre, dedicate tra l’altro a divinità come Vulcano e Diana. Nonostante l’incompletezza, l’opera resta una miniera insostituibile di informazioni su riti, etimologie popolari e leggende associate a ciascuna data del calendario romano.

Il ruolo di Giano nell’apertura dell’anno

Il primo libro dei Fasti si apre significativamente con l’invocazione a Giano, il dio bifronte custode delle porte e degli inizi, a cui era dedicato proprio il mese di gennaio: attraverso un dialogo immaginario tra il poeta e la divinità, Ovidio ne spiega l’iconografia e il significato cosmologico, offrendo uno dei ritratti letterari più ricchi mai dedicati a questa figura tipicamente romana, priva di equivalenti diretti nel pantheon greco.

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