Periodo storico
Attestata da Livio e Plutarco; statua bronzea di datazione discussa (V sec. a.C. o medievale)
Fonti
Livio, Ab Urbe condita, I.4; Plutarco, Vita di Romolo, 4; T.P. Wiseman, Remus: A Roman Myth (1995); A. Carruba, La Lupa Capitolina (2006)

La lupa capitolina

Lupa Capitolina (latino)
La lupa capitolina è l'animale che allattò Romolo e Remo nel Lupercale: emblema di Roma, la sua celebre statua bronzea è oggetto di un dibattito sulla datazione.

La lupa è l’animale che, secondo la tradizione, trovò i gemelli Romolo e Remo esposti sulle rive del Tevere e li allattò nella grotta del Lupercale, alle pendici del Palatino, finché il pastore Faustolo non li raccolse. La scelta dell’animale è coerente con la paternità di Marte, a cui il lupo è consacrato, e fa dei fondatori di Roma dei figli allevati da una fiera anziché da esseri umani: un’origine selvatica che la tradizione rivendica con orgoglio anziché nascondere.

Livio registra però anche una lettura razionalistica dell’episodio: il termine lupa designava in latino anche la prostituta, e alcuni antichi ritenevano che la nutrice fosse Acca Larenzia, moglie di Faustolo, chiamata così per la sua professione. Lo storico riporta la variante senza sposarla, e questa doppia possibilità — la fiera o la donna — attraversa tutta la tradizione sulle origini di Roma, dove il miracoloso e il verosimile convivono senza essere risolti.

La statua bronzea conservata nei Musei Capitolini è al centro di uno dei dibattiti archeologici più discussi. Considerata per secoli un capolavoro etrusco del V secolo a.C., a cui i gemelli furono aggiunti nel Rinascimento, è stata oggetto nel 2006 di analisi termoluminescenti condotte dall’Università di Salerno che ne hanno collocato la fusione tra l’XI e il XII secolo d.C., indicando una tecnica a cera persa in un solo getto tipicamente medievale. La questione resta aperta, ma la datazione tarda non ha ridotto la forza dell’immagine, che resta l’emblema del comune di Roma e una delle icone politiche più riprodotte al mondo.

Il legame tra la lupa e Roma affonda le radici nel racconto della nascita gemellare: Marte è indicato come padre dei gemelli abbandonati sul Tevere, ritrovati e allattati dalla lupa nella grotta del Lupercale, ai piedi del Palatino, prima di essere raccolti dal pastore Faustolo e dalla moglie Acca Larenzia.

La statua bronzea oggi conservata nei Musei Capitolini, a lungo attribuita all’arte etrusca del V secolo a.C., include invece i due gemelli aggiunti solo nel Rinascimento, probabilmente da Antonio del Pollaiolo: un dettaglio che testimonia quanto il mito della lupa sia stato costantemente riattualizzato come emblema civico, dall’età arcaica fino al fascismo del Novecento, che ne fece un simbolo ufficiale di romanità.

La grotta ai piedi del Palatino dove la lupa avrebbe nutrito i gemelli, il Lupercale, rimase luogo di culto attivo per secoli: ogni anno i romani vi celebravano i Lupercalia, una festa di purificazione e fertilità durante la quale sacerdoti speciali, i Luperci, correvano per la città colpendo i passanti con strisce di pelle di capra in un rito che si credeva favorisse la fecondità, a testimonianza di quanto il mito fondativo restasse vivo nella pratica religiosa romana ben oltre la sua narrazione originaria.

Dettagli
Tipologia
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
Voci correlate
Torna in alto