Niflheim è, nella cosmologia norrena, il regno primordiale della nebbia e del gelo, uno dei nove mondi retti dall’albero cosmico Yggdrasill, ed esistito, secondo la Völuspá, ancor prima della creazione stessa, insieme al suo opposto infuocato Muspellsheim.
Dal freddo pungente di Niflheim scaturiva il fiume Élivágar, le cui acque gelide, incontrando il calore proveniente da Muspellsheim nell’abisso primordiale Ginnungagap, generarono il brinato gigante Ymir, il primo essere vivente da cui, secondo il mito, sarebbe stato in seguito plasmato l’intero universo.
In epoca più tarda, e in parte per sovrapposizione con altre tradizioni, Niflheim finì per essere associato anche al regno dei morti governato dalla dea Hel, sebbene le fonti più antiche distinguano formalmente Niflheim, il mondo primordiale del gelo, da Hel, il regno specifico riservato a chi moriva di malattia o vecchiaia anziché in battaglia.
Al centro di Niflheim si trovava, secondo alcune tradizioni, la sorgente Hvergelmir, da cui scaturivano tutti i fiumi del mondo, e presso cui il drago Nidhogg rodeva incessantemente le radici di Yggdrasill, in un’immagine di corrosione perenne che minacciava l’equilibrio stesso dell’albero cosmico su cui si reggeva l’intera creazione norrena.
Il gigante Ymir, generato dall’incontro fra il gelo di Niflheim e il fuoco di Muspellsheim, non sopravvive alla creazione dell’universo: ucciso da Odino e dai fratelli Vili e Vé, il suo corpo smembrato fornisce la materia prima da cui viene plasmato il cosmo intero — la carne diventa la terra, il sangue gli oceani e i laghi, le ossa le montagne, il cranio la volta celeste sorretta ai quattro angoli da altrettanti nani, e il cervello le nuvole, secondo la cosmogonia riportata nella Gylfaginning.
Questo luogo è collegato anche a Yggdrasill, Hel e Odino.
La Völuspá come fonte e la riva dei cadaveri
La descrizione più autorevole della cosmogonia primordiale in cui Niflheim gioca un ruolo centrale proviene dalla Völuspá, il poema profetico che apre l’Edda poetica: è in questi versi che una veggente racconta a Odino l’intera storia del cosmo, dalla condizione di vuoto primordiale precedente alla creazione fino alla distruzione finale del mondo, collocando Niflheim e il suo opposto Muspellsheim come i due poli elementari da cui tutto ha avuto origine ben prima che esistessero dèi, uomini o gli altri sette mondi retti da Yggdrasill.
Sempre la Völuspá colloca all’interno di questo regno gelido la cosiddetta Náströnd, la “riva dei cadaveri”, dove spergiuri e assassini sono condannati a guadare fiumi di veleno mentre il drago Níðhöggr rode i corpi dei dannati: un dettaglio che testimonia come, ben prima della battaglia finale del Ragnarök, Niflheim custodisse già una dimensione punitiva e morale distinta dal semplice gelo cosmogonico delle origini, destinata anch’essa a essere travolta dal collasso generale dell’ordine cosmico previsto dalla profezia.
