Aztlán è la patria mitica di origine del popolo mexica (azteco): un luogo — descritto ora come un’isola in mezzo a un lago, ora come una regione dalle sette grotte — da cui le tribù nahua sarebbero partite per una lunga migrazione verso sud, fino a fondare secoli dopo la città di Tenochtitlan nella valle del Messico.
Le sette grotte e la partenza. Le fonti coloniali che raccolgono la tradizione orale mexica collocano l’origine dei migranti in Chicomoztoc, “il luogo delle sette grotte”, spesso identificato con Aztlán stesso o posto lungo il medesimo cammino leggendario. Da lì sarebbero uscite le diverse tribù nahua, tra cui i futuri mexica, dando inizio a una peregrinazione durata generazioni attraverso il territorio mesoamericano.
La guida di un dio. Secondo la tradizione, è Huitzilopochtli a indicare ai mexica la via da seguire e a promettere loro, al termine del cammino, una terra e una gloria future: la migrazione da Aztlán diventa così non un semplice spostamento geografico, ma il compimento di un destino annunciato dal dio tutelare del popolo.
Un luogo tra storia e leggenda. La posizione reale di Aztlán resta incerta: le fonti, come il Codice Fiorentino, la collocano genericamente a nord del bacino del Messico, ma senza indicazioni sufficienti a identificarla su una mappa moderna. Per gli storici la migrazione mexica è verosimilmente un evento storico rielaborato in chiave mitica, in cui Aztlán funge da origine sacra capace di legittimare il popolo e i suoi sovrani.
Il nome stesso di Aztlán è all’origine del termine “azteco”, ed è rimasto nei secoli un potente simbolo identitario: luogo perduto e irraggiungibile, custodisce il senso di un’appartenenza che precede e fonda la storia della città che i mexica costruiranno al termine del loro cammino.
Dalla partenza mitica all’approdo nella valle del Messico
La lunga peregrinazione avviata da Aztlán trova il proprio compimento narrativo nella fondazione di Tenochtitlan, la capitale che i mexica edificarono nel punto esatto in cui, secondo la profezia di Huitzilopochtli, avrebbero scorto un’aquila appollaiata su un fico d’India mentre divorava un serpente. Il contrasto tra il punto di partenza, un luogo ancestrale avvolto nella nebbia leggendaria, e il punto d’arrivo, una città storicamente documentata al centro di un impero, conferisce all’intera vicenda migratoria il valore di un racconto fondativo capace di legittimare religiosamente l’ascesa politica dei mexica.
Alcune tradizioni associano inoltre la partenza da Aztlán a un episodio di rottura violenta con il resto dei gruppi nahua, legato al culto della dea madre Coatlicue: proprio la nascita prodigiosa di Huitzilopochtli dal grembo di questa divinità, già armato e pronto a difendere la madre dai fratelli ostili, avrebbe segnato l’inizio della vocazione guerriera che avrebbe accompagnato i mexica lungo tutto il cammino, fino alla fondazione della loro capitale definitiva.
