Sigurd (Sigfrido nella tradizione germanica continentale) è il più celebre eroe della leggenda norrena, protagonista della Saga dei Völsunghi e di ampie sezioni dell’Edda poetica, la cui fama si estende ben oltre la Scandinavia fino a ispirare, secoli più tardi, il Nibelungenlied tedesco e il ciclo operistico L’anello del Nibelungo di Richard Wagner.
Cresciuto sotto la tutela del fabbro Regin, Sigurd viene istigato da questi a uccidere il drago Fáfnir, fratello dello stesso Regin trasformatosi in mostro per custodire gelosamente un tesoro maledetto rubato al nano Andvari. Dopo aver trafitto il drago, Sigurd ne assaggia per errore il sangue mentre arrostisce il cuore per Regin, acquisendo così la capacità di comprendere il linguaggio degli uccelli, che lo avvertono del piano di Regin di ucciderlo per tenere il tesoro solo per sé: Sigurd lo decapita preventivamente, impossessandosi dell’intero tesoro dei Nibelunghi.
Proseguendo il proprio cammino, Sigurd risveglia con un bacio la valchiria Brynhildr, addormentata da Odino in un cerchio di fuoco come punizione, e i due si giurano amore eterno; ma ingannato con una pozione dell’oblio dalla regina Grimhild, Sigurd dimentica Brynhildr e sposa invece la principessa Gudrun, aiutando poi il fratello di lei a conquistare, sotto mentite spoglie, la stessa Brynhildr come sposa. Scoperto l’inganno, Brynhildr, ferita nell’orgoglio e nell’amore tradito, orchestra la morte di Sigurd per mano dei fratelli di Gudrun, per poi togliersi la vita per seguirlo anche nella morte — una tragedia di amore, inganno e vendetta che rimane tra i racconti più influenti dell’intera letteratura germanica.
All’origine di tutta la tragedia si trova la maledizione dell’anello Andvaranaut: quando gli dèi Odino, Loki e Hœnir, per riscattare l’uccisione accidentale del figlio del contadino Hreiðmarr, costringono il nano Andvari a cedere l’intero suo tesoro, questi lancia una maledizione sull’anello che ne fa parte, decretando rovina per chiunque lo possieda in futuro. La maledizione colpirà in sequenza Hreiðmarr stesso, ucciso dal figlio Fáfnir per il tesoro; Fáfnir, ucciso da Sigurd; lo stesso Sigurd, tradito e assassinato; e infine, secondo il Nibelungenlied tedesco, l’intera stirpe dei re Burgundi, sterminati da Attila alla ricerca dell’oro dei Nibelunghi — rendendo la vicenda di Sigurd solo un anello, per quanto centrale, di una catena di distruzione che attraversa generazioni.
Il risveglio di Brynhildr e l’insegnamento delle rune
Prima che l’inganno della pozione ne cancellasse il ricordo, l’episodio del risveglio di Brynhildr aveva un contenuto più didattico che romantico: la valchiria, riconoscente verso Sigurd per averla liberata dal cerchio di fuoco, gli impartisce un lungo insegnamento sulle rune magiche, tramandato nella sezione dell’Edda poetica nota come Sigrdrífumál. Brynhildr elenca le rune della vittoria da incidere sull’elsa della spada, quelle dell’aiuto nel parto da tracciare sul palmo della mano, quelle della birra per proteggersi dai tradimenti a banchetto, e altre ancora contro il mare in tempesta o le ferite infette, componendo un vero e proprio manuale pratico di magia runica incastonato all’interno della saga eroica.
Gudrun, l’unica sopravvissuta della maledizione
Dopo la morte di Sigurd, la vedova Gudrun viene risposata contro la propria volontà con il re unno Atli, bramoso del tesoro dei Nibelunghi ancora in mano ai fratelli di lei: quando Atli li fa uccidere per estorcere la posizione dell’oro, Gudrun consuma una vendetta tra le più efferate di tutta la letteratura norrena, uccidendo i propri stessi figli avuti da Atli e servendoglieli come pietanza a un banchetto, prima di incendiare la sala regale e porre fine anche alla vita del marito. Sopravvissuta a ogni membro della propria famiglia, Gudrun chiude così, da carnefice più che da vittima, la catena di sventure innescata dalla maledizione dell’anello di Andvari.
Questa figura è collegata anche a Loki.
