Periodo storico
Racconti demotici di epoca tolemaica (III sec. a.C. - I sec. d.C.); il personaggio storico è del XIII sec. a.C.
Fonti
Setne I (papiro Cairo 30646); Setne II (papiro British Museum 604)

Setne Khamwas

Setne Khamwas (demotico); Khaemwaset, figlio di Ramses II
Setne Khamwas è il principe-mago dei racconti demotici egizi: figlio di Ramses II, sfida i morti per impadronirsi del Libro di Thot e ne paga il prezzo.

Dietro Setne Khamwas c’è un personaggio storico: Khaemwaset, quarto figlio di Ramses II, sommo sacerdote di Ptah a Menfi e primo restauratore di monumenti documentato della storia, che fece riparare le piramidi di Giza e Saqqara apponendovi iscrizioni con il proprio nome. La sua fama di erudito e la sua familiarità con le tombe antiche lo trasformarono, mille anni dopo la morte, nel protagonista di un ciclo di racconti in demotico che ne fanno un mago onnisciente e imprudente.

Il racconto noto come Setne I ha per oggetto il Libro di Thot, che conferisce a chi lo legge il potere di comprendere il linguaggio degli animali e di vedere gli dèi. Setne lo cerca nella tomba del principe Naneferkaptah, morto secoli prima proprio per averlo posseduto, e vi trova gli spiriti del principe, della moglie Ahwere e del figlio, ancora presenti come mummie parlanti. Ahwere gli narra la storia della loro rovina come avvertimento; Setne non desiste e sfida Naneferkaptah a una partita di senet, la perde tre volte affondando nel pavimento, e riesce a strappare il libro solo con un amuleto portato dal fratello.

La punizione arriva sotto forma di illusione. Setne incontra la bellissima Tabubu e per averla accetta di cedere i propri beni e di far uccidere i figli; al momento dell’atto la donna si dissolve e il principe si ritrova nudo per strada, e solo tornando a casa scopre che i figli sono vivi: tutto era una visione inviata da Naneferkaptah. Umiliato, restituisce il libro alla tomba e ne ricongiunge la famiglia sepolta. Il ciclo comprende un secondo racconto, Setne II, in cui il figlio Si-Osiri lo conduce in visita all’oltretomba mostrandogli il giudizio dei morti davanti a Osiride nel Duat: un ricco funerato con onori è dannato, un povero sepolto senza riti è beato. Gli studiosi vi hanno letto un parallelo strutturale con la parabola evangelica del ricco e di Lazzaro.

La punizione dell’orgoglio e il ripristino dell’ordine

Il duello a senet tra Setne e lo spettro di Naneferkaptah non è un semplice gioco da tavolo, ma una sfida magica: a ogni mossa perduta, il principe defunto pronuncia una formula che fa sprofondare Setne nel terreno fino a lasciargli solo la testa fuori. Salvato in extremis dall’intervento del padre Ramses II, che gli suggerisce un amuleto capace di neutralizzare l’incantesimo, Setne riesce infine a impossessarsi del rotolo, ma il vero castigo arriva poco dopo, sotto forma di un sogno: il dio gli mostra sé stesso sedotto, umiliato pubblicamente e privato di ogni dignità, un’allucinazione così vivida da convincerlo che la conoscenza rubata ai morti porta con sé una maledizione reale, non solo simbolica.

Spaventato, Setne restituisce il Libro di Thot alla tomba di Naneferkaptah e, in segno di riparazione, fa ritrovare e seppellire con tutti gli onori anche i corpi della moglie Ahwere e del figlio, rimasti fino ad allora insepolti altrove. Il racconto chiude così il cerchio aperto da Ahwere: la trasgressione della sacralità funeraria, l’aver preteso un sapere riservato agli dèi, viene sanata solo ripristinando ciò che la tradizione egizia chiamava l’equilibrio di Maat, la stessa forza cosmica invocata nella pesatura del cuore. Non stupisce che la magia funeraria evocata nel racconto rimandi anche al culto di Iside, la dea che nella tradizione egizia protegge i defunti e custodisce le formule capaci, se usate con rispetto, di vincere la morte stessa.

Dettagli
Origine
Imprese principali
Armi e oggetti magici
Destino finale
Archetipo
Voci correlate
Torna in alto