Il racconto, conservato mutilo nel papiro Harris 500, si apre con un re senza figli che ottiene dagli dèi un maschio; alla nascita le sette Hathor, che nella tradizione egizia presiedono al destino, pronunciano il verdetto: il bambino morirà per un coccodrillo, un serpente o un cane. Il padre lo fa crescere in una casa isolata nel deserto, ma il figlio, vedendo dalla terrazza un uomo che passa con un cane, ne pretende uno e ottiene di partire per il mondo affrontando la propria sorte.
Giunto nel Naharina, in Mesopotamia settentrionale, trova il principe locale che ha chiuso la figlia in una torre alta settanta cubiti promettendola a chi riuscirà a raggiungerne la finestra. Il giovane egizio, che si presenta come figlio di un ufficiale in fuga da una matrigna, compie il salto e ottiene la sposa. A lei confida la profezia, e la donna diventa la sua protettrice attiva: uccide il serpente che entra nella camera avvelenandolo con la birra, e lo mette in guardia dal cane.
Il papiro si interrompe nel momento in cui il cane si volta contro il padrone e questi fugge verso un lago dove lo attende un coccodrillo, così che l’esito resta sconosciuto. La lacuna ha generato un’ampia discussione: alcuni egittologi ritengono che il racconto si concludesse con la salvezza del principe, coerentemente con il tono ottimista della narrativa del Nuovo Regno, altri che il destino si compisse comunque. La struttura — profezia alla nascita, tentativo di evitarla, compimento o elusione — colloca il testo accanto alla vicenda di Edipo e ne fa il più antico esempio conservato del motivo, mentre la prova del salto verso la principessa nella torre ha paralleli nel folclore europeo successivo.
Questa figura è collegata anche a Duat.
Un racconto a tre pericoli e la sua struttura narrativa
La formula dei “tre pericoli” annunciati dalle Hathor alla nascita del principe segue uno schema narrativo diffuso in numerose tradizioni del Vicino Oriente antico, in cui il destino minaccioso si presenta non come singolo evento ma come triplice possibilità, rafforzando la sensazione di ineluttabilità pur lasciando spazio, nella mente dell’ascoltatore, alla speranza che almeno uno dei pericoli possa essere scampato con l’astuzia o il coraggio. Gli egittologi hanno notato come questa tripartizione, insieme al motivo del giovane isolato dal mondo per sfuggire a una profezia, anticipi elementi narrativi che ritroveremo, secoli più tardi, tanto nelle fiabe europee quanto in altri cicli eroici del mondo antico.
Il valore documentario del papiro Harris 500
Il papiro Harris 500, risalente al Nuovo Regno egizio, costituisce una delle testimonianze più preziose della narrativa egizia antica proprio per la sua natura di racconto puramente d’intrattenimento, privo di finalità religiose o funerarie dirette: insieme ad altri testi dello stesso periodo, come il Racconto dei due fratelli, dimostra l’esistenza di una fiorente tradizione di letteratura popolare nell’Egitto faraonico, capace di intrecciare motivi fiabeschi universali con l’ambientazione e le credenze specifiche della cultura del Nilo, offrendo agli studiosi moderni uno sguardo prezioso sulla sensibilità narrativa degli antichi egizi al di fuori dei testi rituali e religiosi.
