Periodo storico
Fonti
Purana induisti (Kashi Khanda dello Skanda Purana); tradizione religiosa sul Gange sacro

Varanasi

Varanasi, una delle città più antiche e sacre dell'induismo, situata sulle rive del Gange e considerata dimora prediletta di Shiva, dove si crede che morire liberi l'anima dal ciclo delle reincarnazioni.

Adagiata su una curva del fiume Gange, Varanasi, conosciuta anche come Kashi o Benares, è considerata una delle città continuamente abitate più antiche del mondo e, per l’induismo, il luogo più sacro in assoluto dove un pellegrino possa recarsi. La tradizione la descrive come la dimora prediletta di Shiva, che qui avrebbe scelto di risiedere permanentemente, rendendo ogni angolo della città un luogo di manifestazione divina. Il legame indissolubile tra Varanasi e le acque del Gange, considerate purificatrici, è messo a confronto con altri fiumi sacri del mondo antico in Fiumi sacri a confronto.

Le rive del fiume sono costellate di ghat, ampie scalinate di pietra che scendono fino all’acqua, dove ogni giorno migliaia di pellegrini si immergono nelle acque sacre del Gange per purificarsi dai peccati accumulati in questa vita e nelle precedenti. Alcuni di questi ghat, come il celebre Manikarnika, sono dedicati specificamente alla cremazione rituale dei defunti, un rito che si svolge ininterrottamente giorno e notte da secoli.

Ciò che rende Varanasi unica nel panorama religioso induista è la credenza secondo cui chiunque muoia entro i confini della città, o vi venga cremato sulle rive del Gange, ottenga automaticamente il moksha, la liberazione definitiva dal ciclo di morte e rinascita che altrimenti vincola ogni anima. Per questo motivo, ancora oggi, molti induisti anziani si trasferiscono a Varanasi negli ultimi anni della propria vita, nella speranza di poter morire in quella che considerano la soglia più diretta verso la liberazione spirituale.

Le ghat, le grandi scalinate di pietra che scendono verso le acque del Gange, scandiscono la vita quotidiana della città: alcune sono dedicate ai bagni rituali di purificazione compiuti dai pellegrini all’alba, mentre altre, i ghat di cremazione come Manikarnika, restano attive giorno e notte da secoli come luogo dove le famiglie affidano i propri defunti alle fiamme e poi al fiume sacro.

Oltre al suo ruolo religioso, Varanasi è tradizionalmente considerata anche un importante centro di apprendimento sanscrito, filosofia e musica classica indiana, tanto che la città viene spesso descritta come un luogo dove il sacro e l’intellettuale si intrecciano, attirando nei secoli non solo pellegrini in cerca di liberazione ma anche studiosi e maestri di ogni disciplina.

I ghat di cremazione e la promessa della liberazione

Tra i luoghi più venerati di Varanasi spicca Manikarnika Ghat, la principale piattaforma di cremazione sulle rive del Gange, dove ardono senza sosta pire funebri alimentate da un fuoco sacro che, secondo la tradizione, non si spegne mai da secoli. Morire e essere cremati a Varanasi è considerato dagli induisti un evento di eccezionale valore spirituale, capace di garantire moksha, la liberazione dal ciclo delle rinascite, un privilegio che spinge ancora oggi pellegrini anziani o malati a trasferirsi nella città per trascorrervi gli ultimi giorni di vita.

Il fuoco rituale come tramite tra i mondi

Il ruolo centrale del fuoco nei riti funebri di Varanasi richiama il dominio di Agni, il dio del fuoco sacrificale che nella tradizione vedica funge da messaggero tra il mondo degli uomini e quello degli dèi, portando le offerte, e in questo caso le anime dei defunti, verso la loro destinazione ultima. Questa sovrapposizione simbolica tra fuoco purificatore e fiume sacro rende Varanasi un luogo unico nel panorama religioso mondiale, dove morte e purificazione si intrecciano in un unico paesaggio rituale.

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