Periodo storico
Attestata dal periodo Heian (IX-XII secolo) nei racconti setsuwa
Fonti
Nihon Ryōiki (IX secolo); Konjaku Monogatari (XII secolo)

Kitsune

狐 (kitsune)
Il kitsune è la volpe mutaforma giapponese: messaggera della divinità Inari, acquisisce nove code e la forma umana con l'età, tra protezione e inganno.

Il kitsune è la volpe soprannaturale della tradizione giapponese, e il tratto che la definisce è la progressione: acquisisce poteri con l’età, e le fonti indicano nei cento anni la soglia oltre la quale può assumere forma umana, tipicamente di donna giovane, di sacerdote anziano o di bambino. Le code si moltiplicano con i secoli fino a nove, e a quel punto il pelo diventa bianco o dorato e la creatura raggiunge una condizione quasi divina, con la capacità di vedere e udire ogni cosa nel mondo.

La tradizione distingue due categorie. I zenko sono le volpi celesti al servizio di Inari, divinità del riso e della prosperità, e presidiano i suoi santuari — a Fushimi Inari di Kyoto migliaia di statue di volpi fiancheggiano i portali torii — mentre i yako sono volpi selvatiche che ingannano gli uomini per gioco o per malizia. Il fenomeno della possessione volpina, kitsunetsuki, era una diagnosi riconosciuta nella medicina tradizionale giapponese, e i racconti di uomini sposati per anni a una volpe travestita da donna, che rivela la propria natura per un’ombra o un riflesso, costituiscono un genere narrativo autonomo.

La sua origine è però continentale: il motivo della volpe a nove code arriva in Giappone dalla Cina, dove è documentato nello Shan Hai Jing ed è incarnato dalla Jiuweihu, e passa anche in Corea come kumiho. Il confronto tra le tre tradizioni mostra un’evoluzione divergente: la volpe cinese resta prevalentemente demoniaca e seduttrice, quella coreana quasi sempre malvagia, mentre quella giapponese sviluppa il ramo benevolo del culto di Inari, unico caso in cui l’animale diventa oggetto di devozione ufficiale. La leggenda di Tamamo-no-Mae, cortigiana volpe smascherata alla corte imperiale, condensa il ramo maligno della tradizione.

Questa creatura è collegata anche a Amaterasu.

Il legame con Inari e le prime attestazioni scritte

Il rapporto tra i kitsune zenko e Inari è talmente stretto che, nella devozione popolare, la volpe finì per essere spesso confusa con la divinità stessa, al punto che molti fedeli continuano ancora oggi a rivolgersi alle statue vulpine dei santuari come se fossero un’incarnazione diretta di Inari piuttosto che semplici messaggeri al suo servizio. Questa sovrapposizione, pur teologicamente imprecisa, testimonia quanto profondamente la volpe fosse percepita come tramite privilegiato tra il mondo umano e quello divino nella religiosità popolare giapponese.

Le prime attestazioni scritte di volpi dotate di poteri soprannaturali in Giappone risalgono già al Nihon Shoki, la cronaca ufficiale dell’VIII secolo che getta le basi della storiografia mitologica nazionale: sebbene il culto organizzato di Inari e la figura pienamente sviluppata del kitsune si consolidino soprattutto nei secoli successivi, la presenza di volpi ambigue e prodigiose in un testo di rango così ufficiale mostra come questa creatura fosse radicata nell’immaginario giapponese ben prima della sistematizzazione shintoista e buddhista che ne definirà il ruolo religioso maturo.

Dettagli
Tipologia
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
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