Periodo storico
Tipologia
Domini
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Fonti
Tradizione shintoista; santuario di Fushimi Inari-taisha e rete di santuari Inari in tutto il Giappone

Inari

Inari, una tra le divinità più venerate dello shintoismo, protettrice del riso, dell'agricoltura e della prosperità, il cui culto è associato alle volpi bianche considerate suoi messaggeri.

Tra le decine di migliaia di santuari shintoisti sparsi per il Giappone, quelli dedicati a Inari sono di gran lunga i più numerosi: questa divinità, il cui genere stesso viene rappresentato in modo fluido a seconda delle tradizioni locali, presiede al riso, all’agricoltura, alla prosperità commerciale e, più in generale, all’abbondanza in tutte le sue forme.

Il legame più celebre di Inari è quello con le volpi, o kitsune, considerate suoi messaggeri e talvolta sue stesse manifestazioni. Le statue di volpi bianche che affiancano gli ingressi dei santuari Inari, spesso con in bocca una chiave o una gemma, custodiscono simbolicamente l’accesso alla ricchezza materiale e spirituale che la divinità garantisce ai propri devoti.

La centralità del riso nella devozione a Inari riflette la posizione stessa di questo alimento nella civiltà giapponese, la cui prosperità dipendeva storicamente dai raccolti resi possibili dal calore e dalla luce di Amaterasu: se la dea del sole garantiva le condizioni perché i campi potessero crescere, era a Inari che i contadini si rivolgevano perché quel raccolto fosse abbondante e la comunità prosperasse.

Il santuario di Fushimi Inari-taisha, alle porte di Kyoto, è divenuto il simbolo più celebre del culto: il sentiero che sale sul monte sacro è fiancheggiato da migliaia di torii vermigli, donati nei secoli da fedeli e aziende come ex voto per grazie ricevute o richieste di prosperità negli affari.

Con la diffusione del buddhismo in Giappone, Inari venne inoltre identificata da alcune scuole con la divinità buddhista Dakiniten, un sincretismo che arricchì ulteriormente il culto di elementi esoterici e contribuì a diffonderne la venerazione ben oltre l’ambito strettamente agricolo, fino a farne una delle presenze più capillari nella religiosità popolare giapponese.

Il santuario di Fushimi Inari, alle porte di Kyoto, è il più celebre luogo di culto dedicato alla divinità e custodisce il celebre percorso di migliaia di torii vermigli donati nei secoli da fedeli e mercanti riconoscenti per la prosperità ottenuta: ogni cancello reca inciso il nome del donatore, a testimonianza di un rapporto diretto e personale tra il devoto e la divinità, tipico della religiosità shintoista popolare più che di un culto centralizzato.

Con l’urbanizzazione del Giappone, la sfera di competenza di Inari si è progressivamente estesa oltre l’agricoltura tradizionale, arrivando a includere la prosperità commerciale, il successo negli affari e persino, in epoca contemporanea, la buona riuscita in ambiti del tutto nuovi come lo spettacolo: non è raro trovare piccoli santuari Inari all’interno di aziende, ristoranti e persino teatri, segno di quanto questa divinità abbia saputo adattare la propria simbologia di abbondanza alle mutevoli forme della ricchezza umana nel corso dei secoli.

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