Caco è un gigante della mitologia romana, figlio di Vulcano e capace di sputare fiamme dalla bocca, che nella tradizione più diffusa vive in una spelonca scavata nella roccia dell’Aventino, lungo il Tevere, dove tiene nascosto il bottino delle sue razzie. Quando Eracle, di ritorno dalla Spagna dopo aver sottratto la mandria di Gerione, si ferma a riposare nella valle dove sorgerà il Foro Boario, Caco approfitta del sonno dell’eroe per rubargli alcuni buoi, trascinandoli per la coda fino alla grotta in modo che le impronte sembrino andare nella direzione opposta.
L’inganno viene scoperto quando uno dei buoi rimasti muggisce in risposta al bestiame rubato, tradendo la posizione della grotta: Eracle sfonda la roccia a mani nude e, dopo una lotta corpo a corpo in cui Caco tenta di soffocarlo con fumo e fiamme, lo strangola. Virgilio, nell’ottavo libro dell’Eneide, fa raccontare l’episodio dal re Evandro proprio nel luogo in cui, secondo la tradizione, sarebbe poi sorto l’altare dell’Ara Massima, il più antico culto erculeo di Roma, celebrato ancora in epoca storica dalle famiglie patrizie dei Potizi e dei Pinari.
La figura di Caco, figlio della divinità del fuoco vulcanico, funziona nel racconto come personificazione delle forze ctonie e distruttive che precedono l’ordine civile: la sua sconfitta sul suolo del futuro Palatino anticipa simbolicamente la fondazione di Roma da parte di Romolo, che avverrà secoli dopo sulla stessa collina. Tito Livio riprende l’episodio in apertura delle sue Storie di Roma, facendone uno dei miti fondativi del paesaggio sacro urbano, insieme al racconto della lupa e dei gemelli.
Dopo la sconfitta di Caco per mano di Eracle, la tradizione romana colloca la fondazione dell’Ara Maxima, l’altare maggiore dedicato al culto dell’eroe presso il Foro Boario: questo santuario, che secondo Virgilio ed altri autori latini rappresentava uno dei più antichi luoghi di culto della futura Roma, viene presentato come diretta conseguenza commemorativa della vittoria sul mostro, intrecciando il mito greco di Eracle con la topografia sacra romana delle origini.
La vicenda di Caco venne ripresa e rielaborata da diversi poeti augustei come exemplum morale del trionfo dell’ordine civilizzatore sul caos primitivo: il mostro, associato al fuoco distruttivo e al furto (avrebbe rubato parte della mandria di Eracle trascinando gli animali all’indietro per confondere le tracce), incarna una minaccia pre-civica che solo l’intervento dell’eroe civilizzatore riesce a debellare definitivamente.
Alcuni filologi hanno proposto che il mito di Caco rifletta una più antica figura divina pre-romana legata al fuoco, forse degradata a demone mostruoso proprio in funzione narrativa dell’esaltazione dell’eroe civilizzatore: un processo di “demonizzazione” di culti precedenti non raro nelle mitologie fondative, che spesso ricostruiscono le proprie origini attraverso il superamento vittorioso di potenze religiose più antiche e ormai marginalizzate.
