Periodo storico
Attestate nelle fonti coloniali del XVI secolo (Codex Magliabechiano, Sahagún)
Fonti
Bernardino de Sahagún, Historia General de las Cosas de Nueva España (XVI secolo); Codex Magliabechiano

Cihuateteo

Cihuateteo (nahuatl, sing. cihuateotl)
Spiriti delle donne morte di parto, elevate a rango semi-divino ed equiparate ai guerrieri caduti; scortano il sole al tramonto e vagano temute nelle notti infauste del calendario rituale.

Le cihuateteo, letteralmente “donne divine”, sono nella mitologia azteca gli spiriti temuti delle donne morte durante il parto, elevate a un rango semi-divino equiparabile a quello dei guerrieri caduti in battaglia o sacrificati: la morte durante il travaglio, nella cosmovisione mexica, era infatti considerata l’equivalente femminile della morte gloriosa in combattimento, poiché la partoriente cattura simbolicamente un nuovo guerriero (il nascituro) per il sole.

In premio per questo sacrificio, le cihuateteo accompagnano il sole nel suo tragitto dallo zenit fino al tramonto, mentre i guerrieri caduti lo scortano dall’alba allo zenit: dopo il tramonto, tuttavia, le cihuateteo discendono sulla terra durante specifici giorni del calendario rituale (tonalpohualli) associati a segni infausti, vagando furiose e inconsolabili per il proprio destino interrotto.

Durante queste apparizioni notturne le cihuateteo, descritte con il volto pallido come cera e le braccia simili ad artigli d’aquila, rappresentano un pericolo concreto soprattutto per i bambini, che possono rapire o rendere malati per invidia della vita che è stata negata loro, e per gli uomini, che possono sedurre con il proprio fascino spettrale fino a farli impazzire o paralizzarli. Ai crocicchi dove si riteneva che le cihuateteo si manifestassero venivano eretti piccoli altari votivi (cihuateocalli), dove le famiglie lasciavano offerte di cibo per placarne l’ira e proteggere i propri figli.

Le cihuateteo condividono con le più apertamente mostruose tzitzimime il ruolo di potenze femminili notturne temibili e pericolose, entrambe associate al confine tra la vita e la morte e al dominio di Mictlantecuhtli, signore del regno dei morti, sebbene la loro origine specificamente legata al parto e non a un principio cosmico generale le renda una categoria di spiriti a sé, radicata nel vissuto quotidiano e nei rischi molto concreti della maternità nella società azteca.

Nell’arte azteca le cihuateteo venivano talvolta scolpite in pietra come figure inginocchiate dal volto scheletrico e dalle mani ad artiglio, immagini rinvenute in diversi siti archeologici della valle del Messico, a testimonianza di un culto diffuso e radicato ben oltre la semplice narrazione orale; la loro festa, celebrata durante il mese di Tititl del calendario solare, prevedeva inoltre combattimenti rituali simulati tra giovani guerrieri e sacerdotesse che impersonavano le cihuateteo stesse, un rito che riaffermava pubblicamente l’equivalenza simbolica tra il sacrificio della battaglia e quello del parto alla base dell’intero sistema di credenze legato a queste figure.

Un destino privilegiato: le cihuateteo e il regno di Mictlan a confronto

Nella cosmovisione azteca la sorte post mortem non era uniforme: la maggior parte dei defunti, morti per cause naturali o malattia, intraprendeva un lungo e tortuoso cammino di quattro anni attraverso i nove livelli del Mictlan, il freddo regno sotterraneo governato da Mictlantecuhtli, mentre solo poche categorie di morti privilegiati venivano esentate da questo viaggio. Le donne cadute nel parto, al pari dei guerrieri caduti in battaglia o sui tavoli sacrificali e degli annegati destinati al paradiso di Tlaloc, appartenevano a questa ristretta cerchia: la loro morte, letta come atto eroico e non come semplice cessazione biologica, garantiva loro l’accesso diretto al corteo del sole, un privilegio che le cihuateteo custodivano gelosamente e che, secondo le fonti, rendeva ancora più acuto il loro rimpianto una volta terminato il compito quotidiano di scorta a Tonatiuh e costrette a vagare tra i vivi.

Cihuacoatl, la dea dietro il culto: patrona delle levatrici e delle partorienti

Dietro la venerazione e il timore per le cihuateteo si staglia la figura di Cihuacoatl (“donna serpente”), la grande divinità madre invocata dalle levatrici aztece durante il travaglio e responsabile, nella tradizione rituale, dell’assistenza alle donne nel momento più pericoloso della loro vita: non è un caso che le stesse fonti coloniali che descrivono le cihuateteo la definiscano anche loro nume tutelare e temuto strillo notturno, accostandola concettualmente a divinità materne e telluriche come Coatlicue, con cui condivide l’iconografia serpentina e l’ambivalenza tra forza generatrice e potenza distruttiva. Cihuacoatl, pur ampiamente attestata nelle fonti cinquecentesche, non dispone ancora di una scheda dedicata in questa enciclopedia: un vuoto significativo, dato il suo ruolo di snodo concettuale tra il culto delle cihuateteo e il più ampio pantheon delle dee madri mesoamericane.

Dettagli
Tipologia
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
Voci correlate
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