Accanto al calendario solare di trecentosessantacinque giorni, gli Aztechi utilizzavano un secondo sistema di conteggio del tempo altrettanto fondamentale per la vita religiosa: il Tonalpohualli, il “conteggio dei giorni”, un calendario rituale di duecentosessanta giorni ottenuto dalla combinazione di venti segni e tredici numeri, che generava un ciclo completo di combinazioni uniche prima di ricominciare.
Ogni giorno del Tonalpohualli era considerato portatore di un proprio carattere e di una propria influenza divina, capace di plasmare il destino di chiunque fosse nato sotto quel segno. I sacerdoti specializzati, chiamati tonalpouhque, consultavano libri rituali come il Piedra del Sol e i codici calendariali per interpretare il destino dei neonati, scegliere i giorni propizi per matrimoni, guerre e cerimonie, e individuare quelli sfavorevoli da evitare con particolare cautela.
La compresenza di questo calendario rituale insieme a quello solare, che si intrecciavano in un ciclo combinato di cinquantadue anni prima di tornare ad allinearsi, testimonia quanto profondamente il tempo stesso fosse vissuto dagli Aztechi non come una successione neutra di giorni, ma come una trama sacra intessuta dagli dèi, in cui ogni istante portava con sé un significato religioso da decifrare e rispettare.
Ogni giorno del Tonalpohualli era inoltre associato a un dio patrono e a un preciso destino: alla nascita di un bambino, i sacerdoti specializzati nella lettura di questo calendario, i tonalpouhque, consultavano il segno del giorno per predire il carattere, le inclinazioni e persino la sorte futura del neonato, un responso che poteva influenzare il nome stesso attribuito al bambino.
L’incontro tra il Tonalpohualli e il calendario solare avveniva ogni cinquantadue anni in un momento chiamato Xiuhmolpilli, il “legamento degli anni”: in quell’occasione gli Aztechi spegnevano tutti i fuochi del regno e attendevano con angoscia il sorgere delle Pleiadi allo zenit, segno che il mondo non sarebbe finito, per poi riaccendere un nuovo fuoco sacro sul petto di una vittima sacrificale sul Cerro de la Estrella, rinnovando simbolicamente l’intero ciclo cosmico.
Un ciclo di 260 giorni tra numeri e segni
Il Tonalpohualli si costruisce dalla combinazione di venti segni giornalieri, ciascuno associato a un animale o a un elemento naturale come il giaguaro, il vento o l’acqua, con tredici numeri che si susseguono ciclicamente, generando duecentosessanta combinazioni uniche prima che il ciclo ricominci. Ogni combinazione specifica portava con sé un carico simbolico e divinatorio preciso, capace di influenzare il destino di chi nasceva in quel giorno o di determinare l’esito favorevole o sfavorevole di un’impresa intrapresa in quella data.
Un calendario condiviso in tutta la Mesoamerica
Sistemi di conteggio analoghi al Tonalpohualli, come il tzolkin maya, si ritrovano in pressoché tutte le civiltà mesoamericane, un’evidenza che ha portato gli studiosi a ipotizzare un’origine comune assai più antica delle singole culture che poi lo svilupparono autonomamente, forse risalente addirittura alla civiltà olmeca, considerata la matrice culturale da cui discesero molte delle tradizioni religiose e calendariali successive della regione.
