Tonatiuh è, nella mitologia azteca, il dio del sole e signore del Quinto Sole, l’era cosmica presente in cui gli aztechi credevano di vivere: nato dal sacrificio del dio Nanahuatzin, che si gettò in un fuoco divino a Teotihuacan per diventare l’astro che illumina il mondo attuale.
Secondo il mito della creazione del Quinto Sole, dopo che Nanahuatzin si trasformò in sole, l’astro rifiutò inizialmente di muoversi nel cielo finché tutti gli altri dèi non si sacrificarono a loro volta, offrendogli il proprio sangue e cuore per fornirgli l’energia necessaria a percorrere la sua traiettoria quotidiana.
Da questo mito fondativo derivava la convinzione azteca che il sole dovesse essere costantemente nutrito con sangue e cuori umani, ottenuti attraverso il sacrificio rituale e in particolare le guerre sacre condotte per procurare prigionieri: senza questo nutrimento, credevano, Tonatiuh avrebbe potuto fermarsi, provocando la fine del mondo.
Accanto a Huitzilopochtli, con cui viene talvolta identificato o strettamente associato come divinità solare guerriera, Tonatiuh incarna quindi non solo la luce e il calore vitale ma anche l’intera cosmologia del sacrificio che strutturava la religione e la politica militare azteca.
Il patto stipulato tra il timido e l’orgoglioso
Il mito narrato nella Leyenda de los Soles racconta che agli dèi riuniti a Teotihuacan servivano due volontari per gettarsi nel fuoco sacro e diventare astri: si offrì per primo Tecuciztecatl, ricco e sicuro di sé, mentre il secondo posto fu assegnato d’ufficio al povero e malato Nanahuatzin, coperto di piaghe. Al momento della prova, però, Tecuciztecatl esitò quattro volte davanti al calore delle fiamme, mentre Nanahuatzin, senza indugiare, si gettò subito nel fuoco e divenne il sole; Tecuciztecatl lo seguì solo dopo, vergognandosi della propria vigliaccheria, e divenne la luna, punita per l’esitazione con una luce più debole di quella del sole.
Il sacrificio dei quattrocento e l’immobilità del cielo
Anche dopo essere sorto, Tonatiuh rimase fermo all’orizzonte e minacciò di non muoversi finché non gli fosse stato dato ciò che pretendeva: il sangue di tutti gli altri dèi. Fu allora il dio Ehecatl, aspetto ventoso di Quetzalcoatl, a immolare uno per uno gli dèi riuniti (incluse le stelle personificate, i Centzon Huitznahua) soffiando su di loro con la propria forza, costringendo così il sole a intraprendere il suo cammino quotidiano attraverso il cielo: un atto che rese Tonatiuh perennemente debitore verso il resto del pantheon, e che i sacrifici umani successivi avrebbero perpetuato come pagamento rituale di quel debito cosmico originario.
Nell’iconografia superstite, come il celebre disco monolitico noto impropriamente come Calendario Azteco (in realtà la Pietra del Sole), il volto di Tonatiuh occupa il centro del cosmo, con la lingua sporgente a forma di coltello sacrificale (tecpatl) a ricordare visivamente il nutrimento di sangue di cui l’astro necessitava per continuare il proprio cammino.
