Periodo storico
Fonti
testi rituali della dinastia Zhou; tradizione taoista popolare; Liji, «Pinyi» (Libro dei Riti); Xu Shen, Shuowen Jiezi

La Giada

La giada è la pietra sacra cinese simbolo di purezza e virtù, associata all'Imperatore di Giada che governa il cielo, e utilizzata in oggetti rituali funerari per garantire l'immortalità del defunto.

La giada è la pietra sacra per eccellenza della civiltà e della mitologia cinese, venerata da millenni come materializzazione delle virtù morali più elevate — purezza, saggezza, giustizia, coraggio — e considerata un ponte tangibile tra il mondo terreno e quello celeste degli dèi e degli antenati.

Secondo la tradizione, l’Imperatore di Giada (Yudi) governa il cielo e presiede l’intera gerarchia celeste della mitologia popolare cinese, e il suo stesso titolo testimonia l’associazione millenaria tra la pietra e la sovranità cosmica suprema, un legame che permea l’intera cultura religiosa cinese.

Oggetti rituali in giada, come i dischi bi e i tubi cong, venivano deposti nelle tombe imperiali fin dalla dinastia Shang per proteggere il defunto e favorirne il passaggio verso l’immortalità, poiché si credeva che la pietra, incorruttibile e duratura, potesse preservare il corpo dalla decomposizione e garantire la continuità dell’anima nell’aldilà.

La centralità della giada nella cultura cinese si misura sul lessico morale prima che sull’oreficeria: Confucio la elegge a metafora del gentiluomo per le sue undici virtù — la levigatezza è benevolenza, la durezza saggezza, gli spigoli che non feriscono giustizia — e da qui derivano espressioni ancora vive come «di giada» per indicare l’integrità di una persona. Sul piano rituale, i tre oggetti canonici della dinastia Zhou codificano il cosmo in pietra: il disco forato bi rappresenta il cielo, il tubo squadrato cong la terra, la tavoletta gui l’autorità del signore. Nell’uso funerario la giada assume la funzione di sigillo del corpo: le tombe Han hanno restituito completi da inumazione composti da migliaia di piastrine cucite con filo d’oro, come quello di Liu Sheng a Mancheng, e tappi di giada per chiudere gli orifizi e impedire la fuga del soffio vitale. Non stupisce quindi che il sovrano celeste porti il nome di Yu Huang, l’Imperatore di Giada.

Questo simbolo è collegato anche a Diyu e Caishen.

La pietra nella creazione del mondo: da Nüwa a Sun Wukong

Il legame tra la giada e il sacro affonda le proprie radici già nel mito cosmogonico di Nüwa, che ripara la volta celeste incrinata fondendo pietre di cinque colori: pur non trattandosi di giada in senso stretto, l’episodio instaura un principio che la cultura cinese non abbandonerà più, quello della pietra preziosa come materia capace di intervenire nell’ordine cosmico stesso, non semplice ornamento ma sostanza attiva nella riparazione del mondo.

Questa stessa idea di pietra generativa riaffiora secoli dopo nel romanzo Viaggio in Occidente, dove il futuro Re delle Scimmie nasce da un uovo di pietra scagliato sulla vetta del Monte dei Fiori e Frutti, animato dalle energie del cielo e della terra: un’origine minerale che lega ancora una volta la nascita di una figura straordinaria alla sostanza più venerata della cosmologia cinese, mentre l’intera corte celeste su cui la scimmia irromperà fa capo, non a caso, proprio all’Imperatore di Giada.

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