Periodo storico
Fonti
rilievi monumentali assiri di Ninive, Nimrud e Khorsabad; Iscrizioni reali assire di Sargon II e Sennacherib; rituali apotropaici accadici

Lamassu

Lamassu / Šēdu (accadico)
Il lamassu è la creatura ibrida protettrice mesopotamica dal corpo di toro alato e testa umana, posta a guardia degli ingressi di palazzi e templi assiri per respingere il caos e il male.

Il lamassu è una divinità protettrice minore della mitologia mesopotamica, raffigurata come una creatura ibrida dal corpo di toro o leone alato, con testa umana barbuta e spesso incoronata, posta a guardia degli ingressi di palazzi e templi per respingere le forze del male e del caos. Come creatura ibrida posta a difesa di palazzi e templi contro le forze del caos, il lamassu si affianca ad altri animali sacri e creature guardiane esaminati in Animali sacri e creature guardiane a confronto.

Colossali statue di lamassu, scolpite in pietra e alte diversi metri, fiancheggiavano le porte monumentali delle capitali assire come Ninive, Nimrud e Khorsabad, scolpite con un’illusione ottica che dava l’impressione di cinque zampe: quattro visibili di profilo, per suggerire il movimento, e una quinta frontale, per dare stabilità alla figura ferma.

La combinazione simbolica delle sue componenti — la forza del toro o del leone, la maestà della testa umana e talvolta le ali dell’aquila — rappresentava l’unione ideale di forza fisica, intelligenza e potere di sorveglianza, rendendo il lamassu una delle immagini più iconiche e durature dell’intera iconografia religiosa mesopotamica.

Il nome stesso lamassu deriva dall’accadico, ed era usato in coppia con il termine šēdu per indicare rispettivamente lo spirito guardiano femminile e quello maschile, sebbene nell’uso corrente entrambi i termini finissero per designare la stessa creatura composita. I colossi meglio conservati provengono dal palazzo di Sargon II a Khorsabad e dal palazzo nord-ovest di Assurnasirpal II a Nimrud, quest’ultimo riportato alla luce dall’archeologo Austen Henry Layard a metà Ottocento, il quale ne descrisse il trasporto verso Londra come un’impresa quasi altrettanto ardua della loro scultura originaria, complici il peso e le dimensioni dei blocchi monolitici. Accanto alla Sfinge egizia, altro celebre ibrido con corpo animale e testa umana posto a guardia di luoghi sacri, il lamassu conferma quanto l’idea di un guardiano composito capace di unire forza fisica e intelligenza umana fosse diffusa in tutto il Vicino Oriente antico, pur con declinazioni iconografiche e funzioni rituali proprie di ciascuna civiltà.

La sua funzione era apotropaica in senso stretto. I testi rituali assiri prescrivono la sepoltura di statuette di lamassu sotto le soglie degli edifici privati per respingere i demoni, e le iscrizioni reali sui colossi contengono maledizioni contro chi li rimuova. Nella teologia mesopotamica il lamassu è uno spirito protettore personale, non una divinità: l’espressione «il mio lamassu mi ha abbandonato» compare nei testi come formula per indicare la sfortuna. Le sculture di Babilonia e delle capitali assire sono oggi divise tra Louvre, British Museum e Metropolitan; alcuni esemplari rimasti in situ a Nimrud sono stati distrutti nel 2015.

Questo simbolo è collegato anche a Marduk e Enuma Elish.

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