Periodo storico
Fonti coloniali del XVI secolo, tradizione precolombiana
Fonti
Leyenda de los Soles (XVI sec.); Códice Chimalpopoca, trad. Bierhorst (1992)

Quetzalcoatl e le ossa della precedente umanità

Leyenda de los Soles / Códice Chimalpopoca (nahuatl)
Quetzalcoatl recupera le ossa dell'umanità precedente da Mictlan e le impasta col proprio sangue per creare gli uomini del Quinto Sole, spiegando perché nascono di statura diversa.

Dopo la fine della quarta era cosmica raccontata in Il mito dei Cinque Soli, la terra è priva di esseri umani: le ossa dell’umanità precedente giacciono disperse nel regno di Mictlan, custodite dal signore dei morti Mictlantecuhtli. Quetzalcoatl si offre di scendere negli Inferi per recuperarle e ridare vita a una nuova umanità nell’era del Quinto Sole appena nato.

Mictlantecuhtli accetta di cedere le ossa, ma pone una prova capziosa: chiede a Quetzalcoatl di farle suonare girando quattro volte attorno all’Inframondo soffiando in una conchiglia priva di foro, oppure organizza altri ostacoli secondo le varianti delle fonti. Quetzalcoatl riesce con l’aiuto di vermi che perforano la conchiglia e di api che la fanno risuonare, ma proprio mentre fugge con le ossa recuperate, cade in una fossa scavata dalle quaglie mandate da Mictlantecuhtli: le ossa si frantumano e si disperdono ulteriormente, e vengono raccolte spezzate e di misure diseguali.

Portate infine a Tamoanchan, le ossa frantumate vengono macinate da Quetzalcoatl in una polvere che, mescolata con il proprio sangue e quello degli altri dèi, dà origine alla nuova umanità: proprio la disuguaglianza originaria delle ossa spiega, secondo la tradizione, perché gli uomini nascono di statura diversa. Il mito è narrato nella Leyenda de los Soles e nel Codice Chimalpopoca, fonti coloniali del XVI secolo in lingua nahuatl.

Un parallelo mesopotamico: il sangue di Kingu e quello di Quetzalcoatl

Il motivo del sangue divino che dà vita all’umanità non è esclusivo della mitologia azteca: nell’Enuma Elish mesopotamico è il sangue del dio ribelle Kingu, giustiziato per il suo tradimento, a essere mescolato con l’argilla per plasmare i primi uomini. Il confronto mette in luce una differenza teologica profonda: dove Kingu è una vittima colpevole il cui sangue serve a punire e insieme a creare, Quetzalcoatl si autoferisce volontariamente, trasformando il proprio dolore in un dono, non in una condanna. Due cosmologie distanti risolvono così lo stesso enigma — da dove viene la vita umana — con esiti etici opposti, l’uno fondato sulla colpa, l’altro sul sacrificio spontaneo.

Il debito di sangue come fondamento della religione azteca

L’autoferita di Quetzalcoatl non è un gesto isolato ma inaugura, secondo la teologia azteca, un patto reciproco tra dèi e uomini: se gli dèi hanno versato il proprio sangue per creare l’umanità, gli uomini sono a loro volta tenuti a restituire sangue attraverso il sacrificio rituale, pena il collasso dell’ordine cosmico faticosamente ricostruito dopo la fine della quarta era. Questo principio di reciprocità sacrificale, qui enunciato nel momento stesso della creazione, spiegherà nei secoli successivi la centralità e la frequenza dei riti di autoflagellazione e sacrificio umano nella pratica religiosa mexica, presentati non come crudeltà gratuita ma come restituzione di un debito cosmico contratto fin dall’origine. Anche il ruolo attivo dei vermi e delle api nel racconto, spesso trascurato nelle sintesi divulgative, sottolinea come per gli aztechi la creazione non fosse mai opera di un solo dio isolato, ma il risultato di una collaborazione tra forze divine maggiori e creature minori, ciascuna indispensabile al successo dell’impresa.

Dettagli
Sintesi della trama
Quetzalcoatl scende a Mictlan per recuperare le ossa dell'umanità precedente, supera le prove di Mictlantecuhtli, e con esse frantumate e il proprio sangue crea la nuova umanità.
Varianti del mito
Morale e insegnamento
Ogni nuova creazione nasce da un sacrificio e da un recupero doloroso di ciò che è già stato, non dal nulla.
Tipo di mito
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