Quetzalcoatl, il “Serpente Piumato”, è una delle divinità più venerate e complesse del pantheon mesoamericano, associata al vento, alla conoscenza, al sacerdozio e alla stella del mattino. Il suo culto, di origine più antica rispetto all’ascesa mexica, si ritrova già presso i Toltechi e altre civiltà precedenti.
Quetzalcoatl è tradizionalmente contrapposto a Tezcatlipoca in un dualismo cosmico che attraversa i miti aztechi: insieme parteciparono alla creazione del mondo attuale e, secondo alcune versioni, fu proprio Tezcatlipoca a ingannare e umiliare Quetzalcoatl, spingendolo a un esilio volontario verso oriente, dopo il quale ne fu promesso il ritorno.
Nel mito della creazione dell’umanità, Quetzalcoatl discende nel regno dei morti, Mictlan, per recuperare le ossa delle generazioni precedenti e, impastandole con il proprio sangue, dà origine alla stirpe umana attuale.
Quetzalcoatl è la divinità mesoamericana con la storia più lunga e stratificata: il suo culto precede di secoli gli Aztechi, attestato già a Teotihuacan nel Tempio del Serpente Piumato e poi centrale a Tula, capitale tolteca. Da questa profondità storica deriva la sua duplice natura, insieme dio e sovrano: la tradizione lo identifica con Ce Acatl Topiltzin Quetzalcoatl, re-sacerdote di Tula che avrebbe abolito i sacrifici umani, riforma religiosa che secondo la tradizione avrebbe finito per attirargli l’ostilità di Tezcatlipoca: le vicende di questa caduta, con i suoi inganni e il successivo esilio, sono narrate per esteso ne La caduta di Quetzalcoatl a Tula.
Il suo profilo funzionale lo distingue dal resto del pantheon: come Ehecatl è il vento che precede le piogge, mentre come Tlahuizcalpantecuhtli è il pianeta Venere nella sua apparizione mattutina, un aspetto astrale che rafforza il suo ruolo di mediatore tra i cicli celesti e la vita quotidiana degli uomini. A lui è attribuito anche il dono del mais, sottratto agli dèi in forma di formica nera per garantire il sostentamento della nuova umanità appena creata. La sua promessa di ritorno da oriente avrebbe avuto, secondo una lettura diffusa nelle fonti coloniali, un peso nell’accoglienza riservata inizialmente agli spagnoli; gli studiosi contemporanei considerano però questa versione una costruzione posteriore alla conquista più che una convinzione mexica documentata.
Questa divinità è collegata anche a Il mito dei Cinque Soli.
La rinascita come astro del mattino
Secondo la versione più diffusa della sua caduta, una volta lasciata Tula il sovrano-sacerdote avrebbe raggiunto le coste del Golfo, dove si sarebbe dato fuoco su una pira: dalle sue ceneri sarebbe nato l’astro di Venere, che da quel momento avrebbe percorso il cielo come stella del mattino. Questo epilogo salda narrativamente le due dimensioni del personaggio, quella storica di Ce Acatl Topiltzin e quella divina legata al pianeta, e spiega perché la comparsa di Venere all’alba fosse letta come segno del suo ritorno promesso: un\u2019attesa che, secondo alcuni cronisti coloniali, avrebbe pesato sull\u2019immaginario mexica nei mesi che precedettero l\u2019arrivo degli spagnoli.
