Periodo storico
Tramandato in fonti coloniali del XVI secolo su base orale precolombiana, riferito al periodo tolteco
Fonti
Anales de Cuauhtitlan; Bernardino de Sahagún, Historia general de las cosas de Nueva España

La caduta di Quetzalcoatl a Tula

Ehecōhuahqueh in Tōllān (tradizione nahua)
Il mito della caduta del sacerdote-re Quetzalcoatl, ingannato da Tezcatlipoca con uno specchio e con il pulque, che abbandonò Tollan promettendo di ritornare.

Il mito della caduta di Quetzalcoatl a Tula racconta il declino e l’esilio del grande sacerdote-re tolteco identificato con il dio Quetzalcoatl, sovrano della leggendaria città di Tollan, la cui epoca di massimo splendore fu bruscamente interrotta dagli intrighi del suo rivale divino, il potente Tezcatlipoca.

Secondo la tradizione tramandata dalle fonti coloniali di ispirazione nahua, il regno di Quetzalcoatl a Tollan era stato un’epoca d’oro in cui il sovrano-sacerdote aveva insegnato al proprio popolo l’arte, l’agricoltura e l’astronomia, rifiutando in particolare la pratica del sacrificio umano in favore di offerte di serpenti, farfalle e altri elementi simbolici, in aperto contrasto con le usanze religiose più cruente diffuse tra le altre popolazioni mesoamericane del tempo.

Geloso della prosperità e della virtù del rivale, Tezcatlipoca escogitò uno stratagemma per corromperlo: presentatosi a Quetzalcoatl sotto mentite spoglie, gli offrì uno specchio in cui il sovrano, non più giovane, vide riflesso per la prima volta il proprio volto invecchiato, gettandolo in un profondo sconforto; approfittando della sua fragilità, Tezcatlipoca lo convinse quindi a bere il pulque, la bevanda fermentata dall’agave il cui consumo era rigidamente regolato dalla legge, fino a ubriacarlo completamente.

Nel proprio stato di ebbrezza, Quetzalcoatl commise atti considerati gravemente disonorevoli per un sacerdote-re, tra cui l’unione con la propria sorella Quetzalpetlatl, anch’ella fatta ubriacare per l’occasione; svegliatosi il giorno seguente e reso consapevole della propria caduta morale, il sovrano, ormai indegno di continuare a regnare su Tollan, abbandonò volontariamente la città diretto verso oriente, promettendo di tornare un giorno, e giunto sulla costa si narra che si sia dato alle fiamme, trasformandosi nel pianeta Venere, oppure che sia salpato su una zattera di serpenti verso il mare, a seconda delle diverse varianti tramandate dalla tradizione.

Il mito della caduta di Quetzalcoatl a Tula viene tradizionalmente letto come una riflessione sulla fragilità della virtù di fronte alla tentazione e sull’inevitabilità del ciclo tra ordine e caos che permea gran parte della cosmologia nahua: la promessa di ritorno pronunciata da Quetzalcoatl al momento del suo esilio avrebbe assunto, secondo alcune fonti coloniali, un ruolo di rilievo anche negli eventi della conquista spagnola del XVI secolo, quando alcuni resoconti indigeni descrissero l’arrivo degli europei come un possibile compimento di quella stessa antica profezia di ritorno.

Tula, la città dell’età dell’oro tolteca

Il teatro della vicenda non era una città qualunque ma Tula, la capitale tolteca la cui memoria storica ed archeologica si fuse nel tempo con l’immagine leggendaria di un’epoca dell’oro perduta. Per i popoli nahua successivi, incluso quello azteco, Tula rappresentava il modello stesso della civiltà raffinata: la sua distruzione e l’abbandono da parte di Quetzalcoatl venivano letti come l’evento che aveva posto fine a un ordine sociale e religioso superiore, mai più pienamente recuperato dalle generazioni successive. Questa idealizzazione retrospettiva spiega perché i sovrani aztechi rivendicassero legami genealogici e culturali con l’antica Tollan, cercando così di ereditarne il prestigio simbolico.

Le fonti coloniali e la trasmissione del mito

La versione più organica della vicenda proviene dal Codice Fiorentino, l’opera monumentale compilata da frate Bernardino de Sahagún con la collaborazione di informatori indigeni nahua, che raccoglie in parallelo il testo originale e la sua traduzione spagnola. Il fatto che informatori nativi abbiano trasmesso ai francescani proprio questo racconto di caduta e redenzione suggerisce quanto il mito fosse già percepito, al momento della conquista, come una chiave interpretativa per comprendere il trauma storico in corso: la sovrapposizione tra l’antica profezia di ritorno e l’arrivo effettivo degli spagnoli non è un’invenzione dei frati cronisti, ma un adattamento del racconto operato dagli stessi nahua per dare un senso agli eventi che stavano vivendo.

Dettagli
Sintesi della trama
Varianti del mito
Morale e insegnamento
Tipo di mito
Voci correlate
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