Il Codice Fiorentino (titolo originale Historia General de las Cosas de Nueva España) è la più importante fonte etnostorica sulla civiltà e la mitologia azteca, compilata sotto la supervisione del frate francescano Bernardino de Sahagún tra il 1545 e il 1590, con la collaborazione di informatori nahua.
L’opera, organizzata in dodici libri con testo parallelo in nahuatl e spagnolo e circa 2.500 illustrazioni, copre religione, calendario rituale, vita sociale ed economica, storia della conquista e, in particolare nel libro III, l’origine degli dèi e i grandi miti cosmogonici come quello dei Cinque Soli.
Insieme a manoscritti pittorici precolombiani sopravvissuti come il Codice Borgia e il Codice Borbonico, il Codice Fiorentino costituisce la base documentaria principale su cui si fonda la conoscenza moderna del pantheon azteco, delle sue pratiche rituali e delle sue narrazioni mitologiche.
La struttura materiale del manoscritto è essa stessa un unicum nel panorama delle fonti sulla conquista: ogni pagina è impaginata su quattro colonne che affiancano il testo nahuatl raccolto dagli informatori indigeni alla traduzione spagnola di Sahagún, mentre le illustrazioni che corredano l’opera furono eseguite da pittori tlacuilo formati nella tradizione pittorica mesoamericana precolombiana. Il metodo di lavoro adottato dal frate francescano tra il 1545 e il 1590 — questionari somministrati agli anziani di Tlatelolco, Texcoco e Tepepulco, verifiche incrociate tra località diverse, redazione affidata a studenti nahua del Colegio di Santa Cruz — è stato definito da diversi studiosi una forma precoce di indagine etnografica.
L’opera ebbe però un destino paradossale: nel 1577 Filippo II ne ordinò il sequestro, temendo che la conservazione della memoria religiosa indigena ostacolasse l’evangelizzazione, e il manoscritto finì per vie non chiarite nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, dove è custodito e da cui prende il nome. Restò praticamente inaccessibile fino all’Ottocento. È oggi la fonte primaria per quasi ogni aspetto della religione azteca — dal calendario rituale al culto di Tezcatlipoca, dalla struttura del Mictlan alle erbe medicinali — e nel 2015 è stato iscritto nel registro UNESCO Memoria del Mondo.
Questo testo è collegato anche a Il mito dei Cinque Soli.
Due tradizioni documentarie a confronto
Il Codice Fiorentino si distingue nettamente, per genere e finalità, dai manoscritti pittorici precolombiani come il Codice Borgia: mentre quest’ultimo è un testo divinatorio autoctono, privo di glosse esplicative e concepito per essere interpretato oralmente da sacerdoti specializzati, l’opera di Sahagún nasce invece come un progetto di documentazione sistematica in forma occidentale, pensato fin dall’origine per essere letto e consultato come un\u2019enciclopedia. Questa differenza di approccio rende i due tipi di fonte complementari piuttosto che sovrapponibili: dove il Codice Borgia restituisce la logica simbolica e calendariale del pensiero rituale azteco nella sua forma originaria, il Codice Fiorentino ne offre la spiegazione discorsiva, spesso indispensabile per decifrare correttamente le immagini dei codici pittografici sopravvissuti.
