Xibalbá (dal k’iche’ “luogo del terrore” o “luogo nascosto”) è, nella mitologia maya k’iche’ narrata nel Popol Vuh, il regno sotterraneo dei morti, governato dai signori della morte Hun-Camé e Vucub-Camé insieme a una corte di divinità minori specializzate nel provocare malattie e sofferenze: tra queste figurano Xiquiripat e Cuchumaquic, signori delle emorragie, Ahalpuh e Ahalganá, che causano gonfiori e itterizia, Chamiabac e Chamiaholom, i “bastoni d’ossa” legati alla decomposizione dei cadaveri, e Ahalmez e Ahaltocob, responsabili delle disgrazie improvvise e della morte lungo le strade.
Il viaggio verso Xibalbá attraversa un percorso di ostacoli descritto con dovizia di dettagli nel Popol Vuh: fiumi di sangue e di scorpioni, un fiume d’acqua che scorre tra alberi spinosi, e infine un crocevia di quattro strade colorate — nera, bianca, rossa e gialla — dove la strada nera, apparentemente la più ovvia da percorrere, è in realtà quella che conduce ingannevolmente alla corte dei signori della morte. Una volta giunti al cospetto dei sovrani, i visitatori devono superare l’ulteriore inganno di riconoscere i veri Hun-Camé e Vucub-Camé tra manichini di legno vestiti in loro vece.
Vi si accede anche attraverso un percorso di prove nelle celebri case dell’inganno, tra cui la Casa del Buio, la Casa dei Coltelli (dalle lame animate e affamate di sangue), la Casa del Freddo, la Casa dei Giaguari e la Casa del Fuoco. I signori di Xibalbá attirano con l’inganno Hun-Hunahpú e Vucub-Hunahpú, padre e zio dei futuri eroi gemelli, invitandoli a una partita al gioco della palla; sconfitti con trucchi e prove impossibili, i due vengono sacrificati, e il teschio di Hun-Hunahpú viene appeso a un albero di calabash come monito, dove genera miracolosamente i futuri gemelli attraverso la saliva caduta sulla mano della fanciulla Ixquic.
Anni dopo, i gemelli eroi Hunahpú e Ixbalanqué, nati da quell’unione prodigiosa, affrontano a loro volta le prove di Xibalbá: superano le case dell’inganno con astuzia, sopravvivono ai tentativi di sacrificio nel forno rituale e infine sconfiggono i signori della morte con un trucco fatale — inducendoli a farsi sacrificare a loro volta senza poi resuscitarli — vendicando il padre e lo zio.
Dopo la vittoria, i gemelli ascendono al cielo per diventare il sole e la luna (o, secondo alcune interpretazioni astronomiche, il sole e Venere), mentre Xibalbá rimane nella cosmologia maya come il regno sotterraneo contrapposto al cielo, il cui accesso è tradizionalmente associato a grotte e cenote naturali degli altipiani e dello Yucatán: siti come le grotte di Naj Tunich, ricche di iscrizioni e pitture rupestri, sono stati interpretati dagli archeologi come reali luoghi di culto e pellegrinaggio legati proprio all’idea di un accesso fisico al mondo sotterraneo.
Il mito di Xibalbá trova paralleli in altre cosmologie mesoamericane, come il Mictlán azteco, altro regno dei morti raggiungibile solo dopo un lungo viaggio pieno di prove, a testimonianza di una visione condivisa dell’aldilà come luogo insidioso da attraversare piuttosto che come destinazione di riposo eterno.
Questo luogo è collegato anche a Camazotz.
I terribili guardiani e le case di prova che popolano Xibalbá, come la Casa dei Pipistrelli sorvegliata da Camazotz, rientrano nel tema delle creature guardiane esaminato in Animali sacri e creature guardiane a confronto.
