Periodo storico
Tradizione K'iche' trascritta nel Popol Vuh (XVI secolo, da fonti precoloniali)
Fonti
Popol Vuh, trad. Dennis Tedlock (1996), parte II; Popol Vuh, trad. Adrián Recinos (1947)

Ixquic

Ixkik' (K'iche')
Figlia di un signore di Xibalbá, resa incinta dal teschio parlante di Hun Hunahpú; fugge dal regno dei morti e diventa madre degli Eroi Gemelli Hunahpú e Ixbalanqué.

Ixquic (Ixkik’ nella trascrizione moderna) è, nel Popol Vuh, la figlia di uno dei signori di Xibalbá, il regno sotterraneo dei morti, e la madre degli Eroi Gemelli: la sua storia comincia quando, spinta dalla curiosità, si avvicina all’albero di calabash su cui i signori di Xibalbá hanno appeso, come monito, il teschio di Hun Hunahpú, decapitato dopo la sconfitta subita insieme al fratello Vucub Hunahpú nel gioco della palla rituale.

Il teschio, che agli occhi degli altri appare ormai come un semplice frutto secco appeso ai rami, le si rivolge e le chiede di tendere la mano: nel momento in cui Ixquic lo fa, il teschio le sputa nel palmo, rendendola miracolosamente incinta senza alcun contatto fisico, e le annuncia che presto scomparirà dall’albero, poiché il suo compito è ormai compiuto.

Scoperta la gravidanza inspiegabile, i signori di Xibalbá, furiosi, ordinano ai gufi messaggeri di ucciderla e di riportare il suo cuore in una coppa come prova; Ixquic, con l’astuzia che caratterizzerà anche i figli che porta in grembo, convince i gufi a risparmiarla, offrendo loro in cambio la resina rappresa dell’albero di croton, che assume nella coppa l’aspetto e il colore rappreso del sangue: ingannati dal sostituto, i gufi tornano a Xibalbá riferendo falsamente della sua morte, mentre lei fugge in superficie.

Giunta sulla terra, Ixquic si presenta alla nonna paterna dei gemelli non ancora nati, che inizialmente non le crede, sottoponendola a una prova impossibile: riempire un cesto di mais in un campo dove ne cresce uno solo stelo; con l’aiuto degli spiriti della terra Ixquic riesce nell’impresa, dimostrando così la legittimità della sua discendenza e ottenendo accoglienza nella casa dove nasceranno e cresceranno Hunahpú e Ixbalanqué, i futuri vincitori di Xibalbá che vendicheranno la morte del padre e dello zio. La vicenda di Ixquic, spesso oscurata nella tradizione popolare dalla fama dei suoi celebri figli, è in realtà uno dei racconti più densi del Popol Vuh, un mito di concepimento miracoloso, astuzia femminile e passaggio dal regno dei morti a quello dei vivi che prepara narrativamente l’intero ciclo eroico dei Gemelli.

La prova del cesto di mais riempito da un solo stelo non è un dettaglio folcloristico isolato, ma richiama direttamente il ruolo del mais come sostanza sacra e fondativa nella cosmovisione mesoamericana, la stessa da cui, più avanti nel Popol Vuh, verranno plasmati i primi esseri umani veri e propri: attraverso questa prova Ixquic non dimostra soltanto la propria innocenza, ma si lega simbolicamente fin da subito alla materia stessa da cui nascerà l’umanità, anticipando il destino cosmico dei figli che porta in grembo. Alcuni studiosi hanno inoltre letto nella sua fuga da Xibalbá e nel parto in superficie un parallelo con i cicli agricoli e con il passaggio stagionale dei semi dal sottosuolo alla luce, un motivo ricorrente nelle mitologie mesoamericane della fertilità.

Dettagli
Origine
Imprese principali
Armi e oggetti magici
Destino finale
Archetipo
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