Ayodhya è, nel poema epico Ramayana, l’antica capitale del regno di Kosala e città natale dell’eroe Rama, di cui il padre Dasharatha è sovrano. Situata sulle rive del fiume Sarayu, la città è descritta nei testi come un centro di straordinaria prosperità, ordine e bellezza, dotata di ampie strade, giardini e mercati fiorenti, al punto da rappresentare l’ideale stesso della città ben governata.
È da Ayodhya che Rama parte per il proprio esilio di quattordici anni nella foresta, seguito dalla moglie Sita e dal fratello Lakshmana, dopo l’intrigo di corte orchestrato dalla matrigna Kaikeyi; ed è ad Ayodhya che Rama fa ritorno trionfante al termine dell’esilio, dopo la vittoria sul demone Ravana, accolto da una folla che illumina la città con file di lucerne per festeggiarne il rientro — un’usanza che la tradizione indiana considera l’origine della festa delle luci, Diwali.
Con l’incoronazione di Rama, Ayodhya diventa il simbolo del leggendario Rama Rajya, il regno di giustizia perfetta, prosperità diffusa e buon governo che l’induismo cita ancora oggi come modello ideale di sovranità virtuosa. La città, identificata con l’odierna Ayodhya nello stato indiano dell’Uttar Pradesh, resta tuttora uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio dell’induismo, meta di devoti che ne venerano la memoria come luogo di nascita di Rama.
Ayodhya è nel Ramayana il termine di riferimento di tutto il poema: il suo nome significa «l’inespugnabile», e la narrazione la descrive come città ordinata, ricca e giusta sotto Dasharatha, con strade larghe, giardini e templi. La perfezione iniziale serve a misurare la perdita, perché l’esilio di Rama è insieme allontanamento da un luogo e sospensione di un ordine, e il ritorno finale — celebrato ogni anno a Diwali con le luci che ne segnalano la strada — è la restaurazione di entrambi.
L’espressione Ram Rajya, il regno di Rama, deriva da questa città e ne fa il modello politico dell’India tradizionale: un governo in cui nessuno soffre la fame, la pioggia arriva puntuale e il sovrano è giusto fino a sacrificarsi. Gandhi la riprese come immagine dello stato ideale nel proprio linguaggio politico, laicizzandone il contenuto in senso di equità sociale. Il termine ha però una storia recente più complessa, essendo diventato anche formula della politica identitaria contemporanea.
Il sito è oggi uno dei più contesi del subcontinente. La questione della Ram Janmabhoomi, il luogo di nascita del dio, ha attraversato tribunali e conflitti per decenni, con la demolizione della moschea Babri nel 1992 e la sentenza della Corte Suprema indiana del 2019 che ha assegnato l’area alla costruzione di un tempio. Gli scavi archeologici condotti nell’area hanno prodotto interpretazioni discordanti tra gli studiosi. La città resta comunque un centro di pellegrinaggio insieme a Lanka e agli altri luoghi del ciclo ramaico.
