Periodo storico
Tradizione leggendaria ambientata nei secoli successivi alla guerra di Troia, prima della fondazione di Roma (VIII secolo a.C.)
Fonti
Eneide; tradizione storiografica romana (Livio)

Alba Longa

Alba Longa (latino)
Città latina fondata dal figlio di Enea, capitale della dinastia albana da cui discendono Romolo e Remo; distrutta secoli dopo dal re romano Tullo Ostilio.

Alba Longa è la città latina che, nella tradizione romana, fa da ponte tra la fuga di Troia e la fondazione di Roma: fondata dal figlio di Enea, custodì per generazioni la stirpe che avrebbe infine dato i natali a Romolo e Remo.

La fondazione di Ascanio. Secondo la tradizione, la città viene fondata da Ascanio, figlio di Enea, sul sito indicato da un prodigio: una scrofa bianca che partorisce trenta porcellini, presagio interpretato come segno che lì sarebbe dovuta sorgere una nuova città trent’anni dopo la fondazione di Lavinio. Alba Longa diventa così la capitale del Latium e la culla della dinastia albana.

La dinastia e la contesa fratricida. Per generazioni la città è governata da una successione di re albani discendenti da Ascanio, fino a Numitore e al fratello usurpatore Amulio. Amulio depone Numitore e, per eliminare ogni pretendente al trono, costringe la nipote Rea Silvia a farsi vestale, condannandola così alla castità: ma Rea Silvia concepisce da Marte i gemelli Romolo e Remo, dando origine alla vicenda che porterà alla fondazione di Roma.

Il declino e la distruzione. Dopo la fondazione di Roma, la storia lega ancora una volta il destino delle due città: sotto il regno del terzo re romano Tullo Ostilio, Alba Longa entra in conflitto con Roma e viene infine rasa al suolo, mentre i suoi abitanti sono trasferiti a Roma, che ne eredita così popolazione e prestigio.

Alba Longa incarna nella mitologia romana l’anello di congiunzione necessario tra le origini troiane della stirpe e la nascita della città eterna: senza la sua storia dinastica, e senza la sua caduta, il mito di Roma perderebbe il filo che lo lega a Troia e a Enea.

Il presagio della scrofa e la genealogia del tradimento

Il prodigio della scrofa bianca che accompagna la fondazione voluta da Ascanio non è un dettaglio isolato: nella tradizione romana i suoi trenta porcellini vengono interpretati come simbolo profetico dei trent’anni che avrebbero dovuto trascorrere prima della fondazione di Roma stessa, stabilendo fin dall’inizio un legame numerico e sacro tra il destino di Alba Longa e quello della futura capitale. Questo intreccio di segni e presagi accompagna l’intera storia della città, culminando nella vicenda della violenza dinastica tra Numitore e Amulio, un tradimento fraterno che si ripeterà, in forma ancora più tragica, nella generazione successiva con la morte di Remo per mano del fratello Romolo.

La paternità divina attribuita a Marte per i gemelli nati da Rea Silvia serve a legittimare ulteriormente l’intera vicenda fondativa: privando la sacerdotessa vestale della colpa della violazione del voto di castità, il racconto trasforma un evento che sarebbe altrimenti scandaloso in un intervento divino necessario, capace di garantire ai futuri fondatori di Roma un’origine che unisce nello stesso sangue la stirpe umana troiana e quella divina del dio della guerra.

Dettagli
Regione
Colli Albani, presso l'attuale Castel Gandolfo, nel Latium
Descrizione luogo
Città fondata da Ascanio, figlio di Enea, sul luogo indicato da una scrofa bianca con trenta porcellini; capitale della dinastia albana fino alla distruzione da parte di Tullo Ostilio.
Stato attuale
Sito archeologico
Voci correlate
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