Ascanio è, nella mitologia romana, il figlio dell’eroe troiano Enea e della prima moglie Creusa, salvato dalla distruzione di Troia insieme al padre e al nonno Anchise, e destinato a diventare l’anello di congiunzione dinastica tra la stirpe troiana e la futura fondazione di Roma.
Durante la fuga da Troia narrata nell’Eneide, il piccolo Ascanio viene protetto da un prodigio divino: una fiamma innocua gli avvolge il capo senza bruciarlo, un segno che Anchise interpreta come conferma della protezione degli dèi sulla stirpe e sul destino del bambino.
Giunto in Italia con il padre, Ascanio partecipa alle guerre contro i popoli latini narrate nella seconda metà dell’Eneide, e alla morte di Enea eredita il governo della città di Lavinio, fondata dal padre in onore della moglie latina Lavinia.
Secondo la tradizione romana, fu proprio Ascanio, non trovando più spazio sufficiente a Lavinio, a fondare la città di Alba Longa, dando origine alla dinastia dei re albani che, generazioni più tardi, avrebbe portato alla nascita di Romolo e Remo e quindi alla fondazione stessa di Roma.
Il capostipite della gens Iulia
Ascanio è tramandato anche con il nome di Iulo, e proprio da questa forma del suo nome la tradizione romana fa discendere la gens Iulia, la famiglia di Giulio Cesare e di Augusto: una genealogia che, risalendo attraverso Ascanio a Enea e infine alla dea Venere, permise ai due condottieri di rivendicare un’origine divina diretta per la propria stirpe, un elemento centrale della propaganda dinastica augustea.
Il ponte tra due epoche
Con la fondazione di Alba Longa, Ascanio dà avvio alla dinastia dei re albani che, generazioni più tardi, culminerà nella nascita di Romolo e Remo: la sua figura funge così da anello narrativo indispensabile tra la caduta di Troia e la futura fondazione di Roma, colmando lo spazio di secoli che i miti fondativi romani devono altrimenti giustificare attraverso una sequenza di sovrani intermedi.
La dinastia albana e il ponte verso Romolo
La fondazione di Alba Longa non è, nella tradizione romana, un episodio isolato: è l’atto che apre la lunga serie dei re albani, dodici sovrani discendenti da Ascanio che governano la città per secoli, custodendo di generazione in generazione il ricordo della stirpe troiana e preparando, senza saperlo, il terreno per la nascita della città che li avrebbe superati tutti. È infatti da questa stessa linea dinastica, attraverso Numitore e la sacerdotessa Rea Silvia, che discenderà Romolo, il futuro fondatore di Roma.
In questa prospettiva Ascanio assume un ruolo che va oltre la propria vicenda personale: è la cerniera narrativa che salda il mito greco-troiano al mito delle origini di Roma, trasformando la sconfitta di Troia in premessa necessaria di una fondazione ben più duratura, secondo uno schema tipico della storiografia romana, che amava leggere il proprio passato come culmine di una vicenda cominciata altrove.
