Periodo storico
Tradizione tolteca, X secolo d.C. circa
Fonti
Annali di Cuauhtitlan; Codice Fiorentino (Bernardino de Sahagún, XVI secolo); Anales de Cuauhtitlán; Bernardino de Sahagún, Codice Fiorentino, libro III

Ce Acatl Topiltzin Quetzalcoatl

Ce Ācatl Topiltzin Quetzalcōātl
Sovrano sacerdotale semi-leggendario di Tollan, incarnazione terrena del dio Quetzalcoatl, la cui caduta per inganno di Tezcatlipoca e il cui esilio verso oriente generarono la profezia del ritorno.

Ce Acatl Topiltzin Quetzalcoatl è la grande figura eroica e sacerdotale della tradizione tolteca-azteca, un sovrano semi-leggendario di Tollan (Tula) che prese il nome del dio Quetzalcoatl, il serpente piumato, di cui si riteneva incarnazione terrena e sommo sacerdote. Va distinto dalla divinità omonima: mentre Quetzalcoatl è un dio cosmico presente fin dalle origini del mondo, Topiltzin è un personaggio storico-mitico, un uomo che porta il nome e i doveri rituali del dio.

Secondo le fonti coloniali (come gli Annali di Cuauhtitlan e il Codice Fiorentino di Sahagún), Topiltzin guidò Tollan in un’epoca d’oro di prosperità, arte e sapienza, opponendosi ai sacrifici umani in favore di offerte di farfalle e serpenti. Questa scelta lo pose in rotta di collisione con il suo rivale e antagonista cosmico, il dio Tezcatlipoca, “lo specchio fumante”, signore della notte e del destino imprevedibile.

Secondo il mito, Tezcatlipoca ingannò Topiltzin, mostrandogli il proprio riflesso invecchiato in uno specchio e poi ubriacandolo con il pulque fino a fargli infrangere i suoi voti di castità sacerdotale. Umiliato e in disgrazia, Topiltzin abbandonò Tollan alla testa del suo popolo, dirigendosi verso oriente fino alla costa del Golfo, dove secondo alcune versioni si trasformò nel pianeta Venere, la stella del mattino, mentre altre narrano che salpò su una zattera di serpenti promettendo un giorno il proprio ritorno.

Questa profezia di ritorno ebbe conseguenze storiche drammatiche: alcune cronache post-conquista narrano che l’imperatore azteco Moctezuma II avrebbe inizialmente scambiato l’arrivo di Hernán Cortés nel 1519 per il compimento di tale ritorno, un episodio che resta oggetto di dibattito storiografico.

Il problema storiografico che questa figura pone è la sovrapposizione tra un sovrano probabilmente reale e il dio di cui porta il nome. Le fonti coloniali collocano il regno di Topiltzin a Tula tra il X e l’XI secolo e gli attribuiscono l’abolizione dei sacrifici umani in favore di offerte di serpenti, farfalle e quaglie; la sua caduta è narrata come un inganno di Tezcatlipoca, che gli mostra il proprio volto invecchiato in uno specchio e lo induce a ubriacarsi di pulque fino a violare la castità sacerdotale, magari con la propria sorella. Svegliatosi disonorato, abbandona Tula e si dirige verso oriente.

Le versioni divergono sull’epilogo, e la divergenza è significativa. Secondo alcune fonti si immola su una pira e il suo cuore sale in cielo trasformandosi nel pianeta Venere; secondo altre si imbarca su una zattera di serpenti e scompare oltre il mare promettendo di tornare nell’anno del proprio nome, Ce Acatl. Gli Aztechi, che consideravano i Toltechi i propri predecessori legittimi, usarono questa genealogia per rivendicare la successione politica di Tula, e i sovrani mexica fecero derivare la propria autorità dalla stirpe di Topiltzin. La coincidenza tra l’anno Ce Acatl e l’arrivo di Cortés nel 1519 è alla base della celebre versione secondo cui Motecuhzoma avrebbe scambiato gli spagnoli per il dio di ritorno, una lettura che la storiografia recente considera in larga parte costruita dopo la conquista.

Questa figura è collegata anche a Codice Fiorentino.

Dettagli
Origine
Imprese principali
Armi e oggetti magici
Destino finale
Archetipo
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