Cipactli è, nella cosmogonia azteca, un mostro primordiale simile a un enorme caimano o pesce-coccodrillo, il cui corpo è ricoperto di occhi e bocche spalancate in ogni articolazione: nuota nelle acque indistinte che precedono la creazione del mondo attuale, in un’oscurità priva ancora di sole e di terra ferma.
Per attirarlo in superficie, Tezcatlipoca si offre come esca, ma Cipactli gli morde via un piede, dando origine all’epiteto con cui la divinità è conosciuta, ‘Piede Fumante’. Insieme a Quetzalcoatl, Tezcatlipoca afferra il mostro dagli arti opposti e lo squarcia in due: da una metà del corpo di Cipactli nasce la superficie terrestre, con la schiena che diventa montagne e la pelle che si trasforma in campi coltivabili e foreste, mentre l’altra metà viene issata a formare il cielo.
Come compenso per la mutilazione subita, gli dèi promettono a Cipactli ogni genere di frutto della terra futura; il suo nome apre inoltre il calendario rituale tonalpohualli di 260 giorni, dove il segno Cipactli (Coccodrillo) inaugura ciascun ciclo, legando così il mostro cosmogonico non solo all’origine dello spazio terrestre ma anche al computo sacro del tempo.
Il sacrificio di Cipactli non è un evento isolato ma inaugura il ciclo cosmogonico ripreso in miti successivi: la stessa coppia di divinità che la smembra, Tezcatlipoca e Quetzalcoatl, torna infatti a intervenire nella creazione delle ere solari successive (i cinque Soli), rendendo Cipactli il primo di una lunga serie di sacrifici primordiali necessari a mantenere il mondo in equilibrio, un tema condiviso con la distruzione rituale di Coatlicue nella narrazione della nascita di Huitzilopochtli.
Secondo la cosmogonia azteca, Cipactli fu smembrata dagli dèi Quetzalcoatl e Tezcatlipoca per dare forma al mondo conosciuto: dalla sua schiena emersero le montagne e la terraferma, mentre dal resto del corpo si formarono fiumi, grotte e valli, in un atto di creazione violenta che spiega perché, secondo la tradizione azteca, la terra richiedesse continui sacrifici per essere placata.
Il sacrificio di Cipactli segue uno schema mitologico diffuso in diverse cosmogonie mondiali, quello del gigante primordiale smembrato per formare il mondo, con parallelismi strutturali osservabili anche in tradizioni geograficamente lontane: ciò che distingue la variante azteca è l’insistenza sulla natura vorace e mai del tutto sottomessa della terra-mostro, che secondo il mito continuava a “reclamare” sangue attraverso i sacrifici rituali.
Le rappresentazioni di Cipactli nei codici aztechi superstiti la mostrano spesso come un ibrido mostruoso dotato di tratti multipli — coccodrillo, rospo, pesce — con bocche affilate su ogni articolazione del corpo, un’iconografia volutamente inquietante che ne sottolinea la natura primordiale e non del tutto doma anche dopo la sua trasformazione in terra abitabile per gli esseri umani.
