Periodo storico
Tradizione orale yoruba; ripresa letteraria dal XX secolo
Fonti
W. Soyinka, Idanre and Other Poems (1967); B. Okri, The Famished Road (1991); J. Renne, studi antropologici su abiku e mortalità infantile yoruba

Abiku

Àbíkú (yoruba)
Spiriti-bambini che si incarnano temporaneamente per poi morire in tenera età e tornare dal proprio gruppo spirituale, in un ciclo di nascite e morti ravvicinate.

Gli abiku (‘nati per morire’ in yoruba) sono spiriti-bambini legati da un patto stretto nel mondo invisibile con un gruppo di compagni spirituali, prima di scendere temporaneamente nel corpo di un neonato umano: secondo la credenza, l’abiku non intende restare a lungo nel mondo dei viventi, e muore in tenera età per tornare dal proprio gruppo, spesso per ripresentarsi nella stessa famiglia in una gravidanza successiva, in un ciclo di nascite e morti ravvicinate.

Per impedire il ritorno dello spirito nel mondo invisibile, le comunità yoruba praticavano rituali specifici: incisioni o mutilazioni simboliche sul corpo del bambino deceduto, in modo da poterlo riconoscere se fosse rinato, e l’assegnazione ai sopravvissuti di nomi apotropaici come Malomo (‘non andartene più’) o Kokumo (‘questa volta non morirà’). In casi persistenti, la famiglia consultava un sacerdote divinatore per negoziare con lo spirito attraverso l’Odu Ifa, chiedendo protezione a divinità come Ogun o allo stesso Olodumare.

La figura dell’abiku ha avuto una vita letteraria autonoma ben oltre il contesto rituale: Wole Soyinka le dedica la poesia Abiku (1967), mentre Ben Okri ne fa il narratore del romanzo La strada della fame (1991, Booker Prize), in cui la condizione di spirito-bambino diventa metafora della precarietà, della resilienza e della memoria in una Nigeria in trasformazione.

Gli antropologi hanno documentato una possibile origine pratica della credenza: prima della medicina moderna, la mortalità infantile nelle comunità yoruba era altissima, e l’idea di un ciclo di anime che scelgono deliberatamente di morire offriva alle famiglie una spiegazione meno insostenibile della perdita ripetuta di figli, spostando la responsabilità dal caso o dalla negligenza a un patto stipulato nel mondo degli spiriti prima della nascita.

Il ruolo della divinazione nell’individuare un abiku

Per stabilire se un bambino nato in una famiglia già segnata da lutti infantili ripetuti fosse effettivamente un abiku, le comunità yoruba si affidavano ai sacerdoti esperti nel sistema divinatorio consacrato a Orunmila, la divinità della saggezza e del destino capace di rivelare, attraverso l’interpretazione dei segni oracolari, quale patto invisibile legasse lo spirito del neonato al proprio gruppo di compagni nell’aldilà. Solo dopo questa consultazione era possibile stabilire quali rituali specifici intraprendere per convincere lo spirito a restare stabilmente nel mondo dei vivi.

Poiché il confine tra il mondo visibile e quello invisibile attraversato dagli abiku era considerato un territorio di competenza di Esu, il guardiano dei crocevia e degli attraversamenti tra i piani dell’esistenza, molte cerimonie propiziatorie destinate a trattenere lo spirito includevano offerte rivolte anche a questa divinità, nella convinzione che senza il suo consenso nessun passaggio tra i due mondi, incluso quello ripetuto degli abiku, potesse davvero dirsi concluso o impedito.

Dettagli
Tipologia
Habitat
Poteri e abilità
Punti deboli
Aspetto fisico
Tipo di creatura
Voci correlate
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