Periodo storico
Attestato in tavolette sumere del III millennio a.C.
Fonti
S.N. Kramer, Inanna's Descent to the Nether World (1937); D. Wolkstein & S.N. Kramer, Inanna, Queen of Heaven and Earth (1983)

La discesa di Ishtar negli Inferi

Inanna/Ishtar's Descent to the Netherworld (sumero-accadico)
Ishtar scende negli Inferi della sorella Ereshkigal, viene spogliata e uccisa, e risale solo consegnando il consorte Tammuz come sostituto: mito di morte e rinascita stagionale.

Ishtar, dea dell’amore e della guerra, decide di scendere nel tenebroso regno sotterraneo governato dalla sorella Ereshkigal, forse per estendere il proprio dominio o per assistere al funerale del marito di quest’ultima. Alle sette porte degli Inferi, però, un guardiano la spoglia progressivamente di corona, gioielli, veste e ogni altro simbolo del suo potere, finché non giunge nuda e indifesa al trono della sorella.

Ereshkigal, che nutre un’antica rivalità verso la sorella, la fa giudicare dai sette giudici degli Inferi e la condanna a morte: il corpo di Ishtar viene appeso a un gancio come una carcassa. Privata della dea dell’amore, la terra intera avvizzisce: gli animali smettono di accoppiarsi, i raccolti si fermano e l’umanità langue in una sterilità generale, finché il dio Enki non crea due esseri asessuati e privi di sostanza per intrufolarsi negli Inferi e negoziare la resurrezione della dea con l’astuzia, offrendo a Ereshkigal false compassioni finché questa, sfinita, concede loro ciò che chiedono.

La legge del regno dei morti impone tuttavia che nessuno possa risalire senza lasciare un sostituto: Ishtar, risalita in superficie scortata da demoni, decide alla fine di consegnare agli Inferi il giovane consorte Tammuz (Dumuzi), condannandolo a un destino di morte e rinascita stagionale che si ripete ogni anno. Il motivo del consorte-vittima che muore e rinasce con il ciclo agricolo, qui attestato già nel III millennio a.C., anticipa temi che ritroveremo secoli dopo nel racconto greco de Il ratto di Persefone.

Il simbolismo delle sette porte

Lo spogliamento progressivo di Ishtar alle sette porte degli Inferi non è un dettaglio narrativo casuale, ma segue un preciso codice simbolico mesopotamico: corona, orecchini, collana, spilla, cintura, bracciali e infine la veste stessa rappresentano gli attributi del potere regale e divino della dea. Porta dopo porta, Ishtar viene privata di ogni segno distintivo che la separa dagli altri esseri, fino a raggiungere gli Inferi nella condizione più umile possibile: nuda, come qualunque mortale. Questo motivo del viaggio verso il regno dei morti come progressiva spoliazione ricompare, con varianti proprie, in molte altre tradizioni raccolte nel percorso tematico su il viaggio nell’aldilà, a conferma di quanto l’idea che nessuno scenda tra i morti conservando intatto lo status dei vivi sia diffusa e ricorrente.

Il mito, tra i più antichi testi mitologici mai giunti fino a noi in forma scritta, mostra inoltre come già le civiltà sumero-accadiche avessero elaborato un’idea ciclica della vita legata alla fertilità stagionale: la discesa e risalita di Ishtar, insieme al destino alternante di Tammuz, spiega simbolicamente l’alternarsi delle stagioni agricole, in un modello che precede di oltre mille anni le versioni greche dello stesso tema.

Dettagli
Sintesi della trama
Ishtar scende negli Inferi, viene giudicata e uccisa da Ereshkigal; Enki la fa risuscitare, ma la legge del regno dei morti impone un sostituto: Ishtar consegna il consorte Tammuz.
Varianti del mito
Morale e insegnamento
Nessun potere, nemmeno divino, è esente dalla legge della morte; la vita stessa dipende da un ciclo di sacrificio e sostituzione.
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