Periodo storico
Kojiki (712 d.C.)
Fonti
Kojiki (712 d.C.); Nihon Shoki (720 d.C.)

La sconfitta di Yamata no Orochi

八岐大蛇退治
Susanoo sconfigge con l'inganno il serpente a otto teste Yamata no Orochi, salvando Kushinada-hime e scoprendo la spada Kusanagi.

La sconfitta di Yamata no Orochi è uno dei racconti fondativi più drammatici del Kojiki, l’episodio che segna la redenzione narrativa di Susanoo dopo la sua espulsione dal Piano Celeste per i disordini commessi contro la sorella Amaterasu. Sceso sulla terra nella provincia di Izumo, Susanoo incontra una coppia di kami terrestri, Ashinazuchi e Tenazuchi, disperati perché il mostruoso serpente a otto teste e otto code Yamata no Orochi ha già divorato sette delle loro otto figlie e sta per reclamare l’ultima, Kushinada-hime.

Anziché affrontare il mostro con la forza bruta, Susanoo escogita uno stratagemma: fa costruire otto grandi recipienti colmi di sakè otto volte distillato, uno per ciascuna delle teste della creatura, e li dispone dietro una recinzione con otto varchi. Quando Yamata no Orochi arriva, ciascuna delle sue otto teste si infila in un varco per bere avidamente il sakè, fino a cadere in un sonno ubriaco profondo; è a quel punto che Susanoo, approfittando dell’immobilità del mostro, lo fa a pezzi con la propria spada, trasformando il fiume Hi, che scorre nella valle, in un corso d’acqua rosso di sangue.

Durante lo smembramento del corpo del serpente, la spada di Susanoo incontra un ostacolo inatteso all’interno di una delle code: una lama di eccezionale fattura, che il dio estrae e offre alla sorella Amaterasu come dono di riconciliazione, l’arma che diventerà nota come Kusanagi, una delle tre insegne sacre dell’impero giapponese. Questo passaggio dell’arma da un mostro sconfitto a un dono di pace tra fratelli è centrale per la struttura simbolica del mito: la vittoria su Yamata no Orochi non è solo l’eliminazione di una minaccia, ma il mezzo attraverso cui si sana la frattura familiare che aveva causato l’espulsione di Susanoo dal cielo.

Dopo la vittoria, Susanoo sposa Kushinada-hime, la fanciulla salvata, e compone quello che la tradizione considera il primo waka (poesia in trentuno sillabe) della storia giapponese, un canto di celebrazione della propria nuova dimora coniugale a Izumo — un dettaglio che lega indissolubilmente l’origine della poesia giapponese classica proprio a questo mito di redenzione e vittoria sul mostro.

Diversi studiosi hanno letto Yamata no Orochi come una possibile personificazione simbolica di un fiume soggetto a esondazioni ricorrenti nella regione di Izumo, la cui “sconfitta” mitologica rifletterebbe imprese storiche di controllo idraulico e bonifica del territorio compiute da comunità umane reali; un’interpretazione che, pur speculativa, si affianca senza escluderla alla lettura più tradizionale del mito come racconto di redenzione eroica e fondazione dell’ordine imperiale attraverso il dono della spada sacra.

Il mito ha conosciuto una fortuna iconografica duratura, dai rotoli illustrati medievali alle stampe ukiyo-e del periodo Edo, fino alle rappresentazioni contemporanee in anime e videogiochi, che continuano a riproporre l’immagine delle otto teste ubriache come uno dei momenti visivamente più memorabili dell’intera mitologia giapponese.

Dettagli
Sintesi della trama
Varianti del mito
Morale e insegnamento
Tipo di mito
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