Il mito della razzia del bestiame di Cooley si apre con una disputa coniugale: la regina Medb di Connacht e il marito Ailill confrontano le proprie ricchezze e scoprono di essere pari in tutto, tranne che per un toro eccezionale posseduto da Ailill. Per eguagliarlo, Medb decide di impossessarsi con la forza del leggendario toro bruno Donn Cúailnge, custodito nell’Ulster.
Radunato un vasto esercito da tutta l’Irlanda, Medb invade la provincia proprio mentre i guerrieri dell’Ulster giacciono paralizzati da un’antica maledizione lanciata sui loro antenati. Solo Cú Chulainn, troppo giovane per essere colpito dalla maledizione, può opporsi da solo all’invasione.
Per settimane, Cú Chulainn sfida i campioni dell’esercito invasore uno alla volta ai guadi dei fiumi, invocando il diritto guerriero del singolar tenzone per rallentare l’avanzata nemica. L’episodio più straziante è il duello contro Ferdiad, amico d’infanzia dell’eroe addestrato insieme a lui dalla stessa maestra Scáthach: costretto a combattere e infine uccidere l’amico, Cú Chulainn ne piange la morte con un lamento che resta tra i passaggi più celebri della letteratura irlandese medievale.
Quando finalmente la maledizione si scioglie, i guerrieri dell’Ulster si risvegliano e respingono l’invasione di Medb, che riesce comunque a portare via il toro Donn Cúailnge. Il racconto si conclude con lo scontro leggendario tra questo toro e quello di Ailill, che si uccidono a vicenda, lasciando entrambi i regni senza il premio conteso.
Tra le figure di spicco schierate al fianco di Medb vi è Fergus mac Róich, ex re dell’Ulster costretto all’esilio da un tradimento politico e ora combattente per Connacht più per risentimento personale che per reale ostilità verso i propri antichi concittadini: nel corso della guerra Ailill lo priva della sua spada per impedirgli di colpire con tutta la sua forza — capace, si narra, di spianare tre colline con un solo fendente — e nello scontro finale a Gáirech, dove gli uomini dell’Ulster, guariti dalla maledizione, ricacciano l’esercito invasore, Fergus stesso trattiene i colpi per un residuo di lealtà verso la sua terra d’origine. Il ríastrad di Cú Chulainn, la furia da battaglia che lo trasforma in una figura quasi irriconoscibile — un occhio che si ritira nel cranio mentre l’altro sporge dall’orbita, il corpo che si contorce e si gonfia, i capelli che si rizzano scintillando come metallo incandescente — è descritto con un dettaglio quasi clinico nei manoscritti medievali, ed è stato letto da alcuni studiosi moderni come un’immagine mitizzata di stati alterati indotti dal combattimento, un tema ricorrente anche nelle tradizioni berserker norrene.
Questo mito è collegato anche a Táin Bó Cúailnge e Morrígan.
