Cú Chulainn è il più celebre eroe del ciclo dell’Ulster, guerriero semidivino nato con il nome Sétanta. Da bambino uccise il feroce cane da guardia del fabbro Culann in autodifesa, e per rimediare al danno si offrì di fare lui stesso da guardiano finché non fosse cresciuto un nuovo cane: da qui il nome che porterà per tutta la vita, “il cane di Culann”.
Addestrato nelle arti marziali dalla leggendaria guerriera Scáthach in una terra mitica oltre il mare, Cú Chulainn sviluppò abilità sovrumane, incluso il terrificante ríastrad, una furia da battaglia che ne distorceva il corpo rendendolo irriconoscibile e inarrestabile.
Il suo momento più celebre è narrato nella Táin Bó Cúailnge: mentre gli altri guerrieri dell’Ulster sono paralizzati da una maledizione, solo Cú Chulainn, esente per la giovane età, può affrontare l’invasione della regina Medb, sfidando i nemici uno alla volta ai guadi dei fiumi per settimane, incluso il tragico duello contro l’amico d’infanzia Ferdiad.
La sua arma più temuta era la lancia Gáe Bulg, capace di aprirsi in trenta punte all’interno del corpo del nemico, rendendo ogni ferita fatale. Morì infine tradito e circondato dai nemici: rifiutandosi di cadere, si legò in piedi a una pietra con la propria cintura per continuare a incutere timore anche da morente, finché un corvo, incarnazione della dea Morrígan che ne aveva predetto la fine, non si posò sulla sua spalla confermando che l’eroe era davvero spirato.
Fin da bambino, Cú Chulainn compie imprese già leggendarie (le macgnímrada, o “gesta puerili”): a soli sette anni sconfigge da solo i tre figli di Nechta Scéne, guerrieri temuti in tutto l’Ulster, tornando a Emain Macha in un tale stato di furia da dover essere immerso in tre tini di acqua fredda, l’ultimo dei quali esplode per il calore del suo corpo. Uno dei suoi geasa (tabù rituali) gli vieta di mangiare carne di cane, in omaggio al nome che porta: è proprio l’essere costretto a infrangere questo divieto, offerto da tre streghe sotto forma di ospitalità che non può rifiutare senza infrangere un secondo geis, a segnare l’inizio della sua rovina nelle ore prima della morte. Tra le sue tragedie più cupe vi è il duello, narrato nell’Aided Óenfhir Aífe (“La morte dell’unico figlio di Aífe”), contro il proprio figlio Connla, avuto dalla guerriera Aífe durante l’addestramento presso Scáthach: non riconoscendolo e vincolato dal codice guerriero a rispondere alla sfida, Cú Chulainn lo uccide con la stessa lancia Gáe Bulg che gli aveva insegnato a usare, un motivo del “padre che uccide il figlio ignaro” diffuso anche in altre tradizioni indoeuropee, dal persiano Rostam e Sohrab al germanico Hildebrandslied.
Questa figura è collegata anche a Lugh e alla Razzia del bestiame di Cooley.
