Periodo storico
Ciclo dell'Ulster, tramandato oralmente e trascritto nei manoscritti irlandesi medievali (XII secolo)
Fonti
Táin Bó Cúailnge; Aided Con Culainn (La morte di Cú Chulainn); Táin Bó Cúailnge (le macgnímrada, gesta puerili); Aided Óenfhir Aífe (La morte dell'unico figlio di Aífe)

Cú Chulainn

Cú Chulainn ("il cane di Culann")
Cú Chulainn è il più grande eroe del ciclo dell'Ulster, guerriero semidivino capace di trasformarsi in una furia da battaglia incontrollabile, il ríastrad. Difese da solo la provincia dell'Ulster contro l'invasione della regina Medb nella Táin Bó Cúailnge, morendo infine legato in piedi a una pietra per continuare a combattere anche da cadavere.

Cú Chulainn è il più celebre eroe del ciclo dell’Ulster, guerriero semidivino nato con il nome Sétanta. Da bambino uccise il feroce cane da guardia del fabbro Culann in autodifesa, e per rimediare al danno si offrì di fare lui stesso da guardiano finché non fosse cresciuto un nuovo cane: da qui il nome che porterà per tutta la vita, “il cane di Culann”.

Addestrato nelle arti marziali dalla leggendaria guerriera Scáthach in una terra mitica oltre il mare, Cú Chulainn sviluppò abilità sovrumane, incluso il terrificante ríastrad, una furia da battaglia che ne distorceva il corpo rendendolo irriconoscibile e inarrestabile.

Il suo momento più celebre è narrato nella Táin Bó Cúailnge: mentre gli altri guerrieri dell’Ulster sono paralizzati da una maledizione, solo Cú Chulainn, esente per la giovane età, può affrontare l’invasione della regina Medb, sfidando i nemici uno alla volta ai guadi dei fiumi per settimane, incluso il tragico duello contro l’amico d’infanzia Ferdiad.

La sua arma più temuta era la lancia Gáe Bulg, capace di aprirsi in trenta punte all’interno del corpo del nemico, rendendo ogni ferita fatale. Morì infine tradito e circondato dai nemici: rifiutandosi di cadere, si legò in piedi a una pietra con la propria cintura per continuare a incutere timore anche da morente, finché un corvo, incarnazione della dea Morrígan che ne aveva predetto la fine, non si posò sulla sua spalla confermando che l’eroe era davvero spirato.

Fin da bambino, Cú Chulainn compie imprese già leggendarie (le macgnímrada, o “gesta puerili”): a soli sette anni sconfigge da solo i tre figli di Nechta Scéne, guerrieri temuti in tutto l’Ulster, tornando a Emain Macha in un tale stato di furia da dover essere immerso in tre tini di acqua fredda, l’ultimo dei quali esplode per il calore del suo corpo. Uno dei suoi geasa (tabù rituali) gli vieta di mangiare carne di cane, in omaggio al nome che porta: è proprio l’essere costretto a infrangere questo divieto, offerto da tre streghe sotto forma di ospitalità che non può rifiutare senza infrangere un secondo geis, a segnare l’inizio della sua rovina nelle ore prima della morte. Tra le sue tragedie più cupe vi è il duello, narrato nell’Aided Óenfhir Aífe (“La morte dell’unico figlio di Aífe”), contro il proprio figlio Connla, avuto dalla guerriera Aífe durante l’addestramento presso Scáthach: non riconoscendolo e vincolato dal codice guerriero a rispondere alla sfida, Cú Chulainn lo uccide con la stessa lancia Gáe Bulg che gli aveva insegnato a usare, un motivo del “padre che uccide il figlio ignaro” diffuso anche in altre tradizioni indoeuropee, dal persiano Rostam e Sohrab al germanico Hildebrandslied.

Questa figura è collegata anche a Lugh e alla Razzia del bestiame di Cooley.

Dettagli
Origine
Nato Sétanta, guadagnò il nome Cú Chulainn da bambino dopo aver ucciso il feroce cane da guardia del fabbro Culann, offrendosi di sostituirlo come guardiano finché non ne fosse cresciuto uno nuovo
Imprese principali
Difese da solo l'Ulster in singolar tenzone contro l'esercito di Connacht per l'intera durata della Táin, uccidendo decine di campioni nemici; addestrato nelle arti marziali dalla guerriera Scáthach nella Scozia mitica
Armi e oggetti magici
La lancia Gáe Bulg, arma capace di aprirsi in trenta punte una volta penetrato il corpo del nemico
Destino finale
Morì in battaglia dopo essere stato ingannato e ferito a morte; si legò in piedi a una pietra con la propria cintura per continuare a incutere timore ai nemici anche da morente, finché un corvo (la Morrígan) non si posò sulla sua spalla confermandone la fine
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