Il mito dei fratelli Ayar è il racconto fondativo della dinastia Inca e della città di Cusco. Dalle tre finestre della grotta di Pacaritambo emergono quattro fratelli, ciascuno chiamato Ayar seguito da un epiteto, insieme alle rispettive sorelle, che sono anche loro spose secondo la pratica dinastica delle prime unioni.
Durante il lungo pellegrinaggio alla ricerca di una terra fertile, il gruppo perde progressivamente tre dei quattro fratelli: Ayar Cachi, temuto per un potere distruttivo capace di spaccare le montagne, viene convinto con l’inganno a tornare nella grotta di origine per recuperare oggetti sacri dimenticati, e vi resta sigillato per sempre da una pietra; Ayar Uchu, salito sulla collina di Huanacauri per osservare la valle sottostante, si trasforma in una pietra sacra dopo aver acquisito il dono della profezia, diventando un idolo venerato dagli Inca successivi; Ayar Auca infine vola sul luogo prescelto per la futura città e vi si pietrifica, segnando simbolicamente la presa di possesso del territorio.
Solo Manco Cápac, come viene chiamato ormai Ayar Manco, giunge con le sorelle superstiti nella valle dove sarebbe sorta Cusco: qui il bastone d’oro che portava con sé affonda completamente nel terreno morbido e fertile, segno inequivocabile del luogo scelto dagli dèi per la fondazione della capitale imperiale.
Il racconto, oltre a spiegare le origini di Cusco, giustifica simbolicamente il potere esclusivo della dinastia fondata da Manco Cápac: la progressiva eliminazione degli altri fratelli, ciascuno con un difetto o un destino diverso, lascia il potere legittimo nelle mani di un’unica linea dinastica, sancita dal favore divino manifestato attraverso il bastone d’oro.
Le fonti coloniali non concordano perfettamente sui dettagli del mito: Juan de Betanzos, nella sua Suma y narración de los Incas, offre un ordine e persino un numero di episodi lievemente diverso rispetto alla versione più nota tramandata da Garcilaso de la Vega, segno che il racconto circolava in più varianti orali prima di essere fissato per iscritto dai singoli cronisti secondo le fonti indigene a loro disposizione. Un ruolo spesso sottovalutato nelle sintesi moderne del mito spetta a Mama Ocllo, sorella-sposa di Ayar Manco: alcune versioni le attribuiscono un ruolo fondativo paritario a quello del fratello, incaricandola di insegnare alla popolazione la tessitura e le arti domestiche, in una divisione simbolica dei compiti civilizzatori tra i due sessi che rispecchia l’organizzazione duale (Hanan/Hurin, maschile/femminile) tipica della società andina. Gli archeologi hanno tentativamente identificato la grotta di Pacaritambo con il sito di Maukallaqta, situato a sud di Cusco, sebbene l’identificazione precisa resti oggetto di dibattito tra gli studiosi, data la natura in parte simbolica e in parte storica del racconto delle origini.
Questo mito è collegato anche a Coricancha.
