La Morrígan, “la grande regina”, è la dea irlandese della guerra, della sovranità territoriale e del destino dei guerrieri. Spesso descritta come figura tripla insieme a Badb e Macha, appare più frequentemente sotto forma di corvo che sorvola i campi di battaglia, presagendo o determinando l’esito degli scontri.
Prima della Seconda Battaglia di Mag Tuired, si unisce ritualmente al Dagda presso il fiume Unius, un’unione che nella tradizione celtica lega la sovranità del territorio al favore della dea della guerra, garantendo la vittoria dei Tuatha Dé Danann sui Fomori.
Il suo rapporto più celebre è con l’eroe Cú Chulainn, narrato nella Táin Bó Cúailnge: la Morrígan gli si presenta sotto diverse forme, incluse quelle di una giovane donna e di un’anguilla, e quando l’eroe la respinge o la ferisce senza riconoscerla, lei predice la sua morte imminente. Alla fine della vita di Cú Chulainn, è proprio un corvo, sua incarnazione, a posarsi sulla spalla del cadavere dell’eroe, confermandone la fine.
Come dea della sovranità, la Morrígan incarna anche il legame simbolico tra il territorio e il potere legittimo di governarlo: solo il sovrano che ottiene il suo favore, esplicito o implicito, può considerarsi davvero legittimato a regnare.
Nella Táin Bó Cúailnge la dea si presenta a Cú Chulainn per tre volte in forma animale — come giovenca, anguilla e lupa — nel tentativo di ostacolarlo al guado; ferita dall’eroe in ciascuna di queste forme, gli appare infine come un’anziana donna che munge una vacca, offrendogli da bere. Cú Chulainn, ignaro della sua identità, la benedice tre volte per la sua generosità, e ogni benedizione richiude una delle ferite inflittele: un rovesciamento narrativo che lega il dono dell’ospitalità alla remissione della violenza tra i due. Alla fine della Seconda Battaglia di Mag Tuired, inoltre, la Morrígan pronuncia sui campi di battaglia una profezia duplice, che annuncia tanto un’epoca di pace e abbondanza per i Tuatha Dé Danann quanto un’immagine di declino morale e cosmico, motivo che gli studiosi accostano al tema, ricorrente in altre tradizioni indoeuropee, della dea sovrana il cui giudizio finale accompagna la fine di un ciclo del mondo. La sua figura di corvo o donna che appare presso corsi d’acqua e guadi per presagire la morte è stata inoltre comparata al folklore più tardo della bean nighe (“lavandaia”) scozzese e irlandese, sebbene la continuità diretta tra le due tradizioni resti oggetto di dibattito filologico.
Il triplice aspetto: Badb e Macha al fianco della Morrígan
Le fonti irlandesi medievali non descrivono sempre la Morrígan come figura isolata: accanto a lei compaiono spesso Badb, il “corvo della battaglia” associato al panico e al massacro che si scatena tra le schiere in combattimento, e Macha, legata alla sovranità del territorio, ai cavalli e a un celebre episodio di maledizione rituale. Alcuni testi trattano le tre come sorelle o come aspetti intercambiabili di un’unica potenza tripartita, le cosiddette “tre Morrígna”; altri le presentano come entità autonome accomunate solo dal dominio sulla guerra. Il nome di Macha sopravvive nel toponimo di Emain Macha, tradizionalmente identificata come sede degli antichi re dell’Ulster e legata al mito della corsa fatale contro i cavalli del sovrano, da cui la dea trae la maledizione che colpirà i guerrieri della provincia nei momenti di massimo pericolo.
La regina Medb e la razzia del toro di Cooley
Il ruolo narrativo più esteso della Morrígan si colloca nella cornice della Táin Bó Cúailnge, la razzia di bestiame mossa dalla regina Medb di Connacht per impadronirsi del toro Donn Cuailnge e pareggiare così la ricchezza del marito Ailill. Prima ancora che le armate si scontrino, la dea si presenta a Donn Cuailnge stesso in forma di corvo per metterlo in guardia sull’imminente carneficina, un’apparizione che anticipa narrativamente l’esito della campagna voluta da Medb tanto quanto le sue successive manifestazioni davanti a Cú Chulainn scandiscono il destino individuale dell’eroe. Il parallelo tra le due figure femminili, la regina che scatena la guerra per orgoglio dinastico e la dea che ne presagisce le conseguenze, è tra i più discussi dalla critica nell’interpretare la Táin come racconto tanto politico quanto sacrale.
