Periodo storico
Grecia arcaica e classica (tradizione orale a partire dall'VIII sec. a.C.)
Fonti
Apollodoro, Biblioteca II.5; Diodoro Siculo, Biblioteca storica IV.11-26

Il Toro di Creta

Toro di Creta
Settima fatica di Eracle: la cattura a Creta del toro furioso legato alla punizione di Poseidone contro Minosse.

La settima fatica condusse Eracle lontano dal continente greco, attraverso il mare fino a Creta, dove Euristeo gli ordinò di catturare vivo il Toro di Creta, un animale magnifico e furioso che il re Minosse aveva ricevuto da Poseidone come segno del proprio diritto al trono, e che poi non aveva sacrificato al dio come promesso, scatenandone l’ira.

Secondo la tradizione più diffusa, Poseidone punì Minosse per l’inadempienza rendendo il toro selvaggio e incontrollabile, lasciandolo devastare i campi dell’isola. Fu proprio questo stesso animale, secondo alcune fonti, a essere collegato all’origine del Minotauro: Pasifae, moglie di Minosse, colpita da una passione innaturale suscitata dalla vendetta di Poseidone, si sarebbe unita al toro generando la creatura ibrida che avrebbe poi abitato il labirinto costruito da Dedalo. Il toro che Eracle andava a catturare era dunque legato a uno degli episodi più oscuri della casa reale cretese, pur restando un animale distinto dal mostro nato da quell’unione.

Giunto a Creta, Eracle si presentò a Minosse chiedendo il permesso di catturare la belva che devastava l’isola. Il re, lieto di liberarsi di un animale che gli ricordava costantemente il proprio affronto al dio del mare, acconsentì volentieri, forse persino sollevato di vedere qualcun altro assumersi il rischio che lui stesso non era mai riuscito a domare.

Diversamente da altre fatiche in cui l’astuzia o strumenti divini avevano fatto la differenza, qui Eracle affrontò il toro con la forza fisica pura, afferrandolo per le corna e sottomettendolo in una lotta diretta fino a piegarne la resistenza, esattamente come aveva già fatto anni prima con il leone di Nemea. Domato l’animale, lo caricò su una nave e lo trasportò attraverso il mare fino al Peloponneso, portandolo infine davanti a Euristeo come prova del compito assolto.

Come già accaduto con altri trofei viventi delle fatiche precedenti, Euristeo non seppe che farsene dell’animale una volta consegnato, e lo lasciò libero di vagare per la regione. Il toro, riacquistata la libertà, si diresse verso l’Attica, devastando la pianura di Maratona, dove sarebbe rimasto a lungo un pericolo per gli abitanti locali, fino a essere infine catturato e ucciso da Teseo in un episodio narrato separatamente come una delle imprese dell’eroe ateniese, a dimostrazione di come i cicli eroici greci si intreccino ripetutamente tra loro.

La fatica del Toro di Creta segna così un punto di passaggio nel ciclo delle dodici fatiche di Eracle: dopo le prime sei imprese confinate nel Peloponneso e nell’Arcadia, l’eroe comincia a muoversi su un teatro più ampio, dal mare aperto fino a un’isola lontana, anticipando le imprese ancora più remote che lo attendono nelle fatiche successive, fino ai confini occidentali e settentrionali del mondo conosciuto dai Greci.

Dettagli
Sintesi della trama
Varianti del mito
Morale e insegnamento
Tipo di mito
Torna in alto