Periodo storico
Fonti
Bhagavata Purana; tradizione vaishnava bengalese (Chaitanya Mahaprabhu)

Vrindavan

Vrindavan è la cittadina sacra dell'India settentrionale dove Krishna trascorse l'infanzia tra i pastori, divenuta centro della devozione bhakti vaishnava e meta di pellegrinaggio.

Vrindavan è una cittadina sacra situata sulle rive del fiume Yamuna, nel distretto di Mathura, nell’India settentrionale, venerata dalla tradizione induista come il luogo dove Krishna trascorse la propria infanzia e giovinezza tra i pastori e le pastorelle (gopi e gopa) di una comunità rurale, prima di lasciare la regione per affrontare il proprio destino di principe e guerriero, culminato anni più tardi nell’insegnamento impartito sul campo di battaglia di Kurukshetra.

Le narrazioni tradizionali, in particolare quelle raccolte nel Bhagavata Purana, dipingono Vrindavan come lo scenario di una serie di episodi divenuti centrali nella devozione popolare: il piccolo Krishna che ruba burro dalle case dei vicini, la sconfitta del serpente velenoso Kaliya nelle acque della Yamuna, il sollevamento della collina di Govardhana per proteggere gli abitanti dall’ira di Indra, e soprattutto la rasa lila, la danza circolare notturna in cui Krishna danza simultaneamente con ciascuna delle gopi, spesso letta come metafora dell’unione tra l’anima individuale e il divino.

Il rapporto tra Krishna e Radha, la più amata tra le gopi di Vrindavan, è diventato nel tempo il paradigma stesso dell’amore devozionale (prema bhakti) nell’induismo vaishnava: la loro relazione, letta su più livelli come racconto pastorale, allegoria mistica e teologia dell’abbandono totale al divino, ha ispirato secoli di poesia, musica e pittura devozionale in tutto il subcontinente indiano.

A partire dal Cinquecento, la figura del santo bengalese Chaitanya Mahaprabhu diede nuovo impulso alla venerazione di Vrindavan, identificando la cittadina come il centro geografico e spirituale del movimento bhakti vaishnava: sotto la sua influenza e quella dei sei Goswami che ne continuarono l’opera, sorsero a Vrindavan alcuni dei templi più importanti della tradizione, tra cui quelli dedicati a Govind Dev e a Radha Raman, che resero la città un polo di pellegrinaggio permanente.

Oggi Vrindavan rimane una delle mete di pellegrinaggio più frequentate dell’induismo vaishnava, dove le festività di Holi e Janmashtami (la nascita di Krishna) vengono celebrate con particolare intensità rituale. La città è nota anche, con toni più controversi, per la presenza storica di migliaia di vedove che vi si sono trasferite in cerca di rifugio spirituale ed economico, una realtà sociale complessa che negli ultimi decenni è stata oggetto di crescente attenzione da parte di organizzazioni per i diritti delle donne.

Il paesaggio stesso di Vrindavan è considerato sacro nella sua interezza dalla tradizione vaishnava, non solo i singoli templi: la foresta originaria (oggi in gran parte urbanizzata), il corso della Yamuna e persino la polvere delle sue strade sono oggetto di venerazione, tanto che molti pellegrini praticano la parikrama, il cammino circolare a piedi nudi attorno alla cittadina, come atto devozionale a sé stante. Questa concezione di un intero territorio come corpo vivente della divinità, più che semplice sfondo geografico delle vicende narrate, distingue Vrindavan da molti altri luoghi di pellegrinaggio indiani e continua ad attrarre asceti, musicisti devozionali e comunità monastiche da tutto il subcontinente e, negli ultimi decenni, anche da movimenti vaishnava internazionali come l’ISKCON, che vi mantiene uno dei propri centri più importanti.

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