Periodo storico
VIII secolo a.C. - alto medioevo (fondazione storica, funzione mitologica perenne)
Fonti
Virgilio, Eneide VI; Aulo Gellio, Notti Attiche

Cuma

Cumae
Cuma è l'antica città campana sede della Sibilla Cumana, la profetessa che guidò Enea nella discesa agli inferi e che, secondo la leggenda, vendette a Roma i Libri Sibillini.

Cuma è un’antica colonia greca fondata sulla costa della Campania, tradizionalmente considerata il più antico insediamento ellenico dell’Italia continentale, ma nella mitologia romana la sua fama non deriva dall’origine greca bensì dal ruolo di sede della Sibilla Cumana, la più celebre delle profetesse ispirate da Apollo nel mondo antico. Presso una grotta scavata nella roccia tufacea, ancora oggi visitabile, la Sibilla pronunciava i suoi responsi in preda al furore profetico, spesso in forma oscura e ambigua, scrivendo i propri versi su foglie che il vento disperdeva, costringendo i richiedenti a ricomporre il senso del vaticinio con grande fatica.

Il ruolo più celebre della Sibilla Cumana nella mitologia romana è quello di guida dell’eroe troiano Enea nella sua discesa al regno dei morti, narrata nel sesto libro dell’Eneide: prima di intraprendere il viaggio, Enea si reca da lei per ottenere il ramo d’oro, unico lasciapassare in grado di aprire le porte dell’oltretomba, e solo dopo averlo colto in un bosco sacro può affrontare, sotto la guida della profetessa, l’attraversamento del mondo dei defunti fino a incontrare lo spirito del padre Anchise.

Alla Sibilla Cumana la tradizione romana attribuisce anche l’origine dei Libri Sibillini, una raccolta di oracoli in versi greci che, secondo la leggenda riportata da Aulo Gellio, la profetessa offrì in vendita al re Tarquinio Prisco (o, in altre versioni, a Tarquinio il Superbo) per un prezzo enorme; rifiutata l’offerta, la Sibilla ne bruciò pubblicamente un terzo e ripropose il resto allo stesso prezzo, ripetendo il gesto una seconda volta finché il re, colpito dall’enigmatico comportamento, acquistò gli ultimi tre libri rimasti al prezzo originariamente richiesto per l’intera collezione.

I Libri Sibillini, custoditi con estrema segretezza nel tempio di Giove Capitolino e consultati dai quindecemviri solo nei momenti di grave crisi pubblica su autorizzazione del Senato, orientarono per secoli le decisioni religiose di Roma, indicando quali nuovi culti stranieri accogliere in città per placare l’ira degli dèi in tempi di pestilenza, carestia o sconfitta militare: fu proprio una consultazione dei Libri, secondo la tradizione, a portare a Roma il culto di Cibele durante la seconda guerra punica.

La regione intorno a Cuma, i Campi Flegrei, era considerata dagli antichi un paesaggio dalla natura sinistra e sacra insieme, punteggiato di fenomeni vulcanici, fumarole solforose e specchi d’acqua ritenuti collegati al mondo sotterraneo: in questo scenario di confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti si inserisce anche il vicino lago che la tradizione identificava come porta dell’oltretomba, rendendo l’intera area cumana uno dei paesaggi più densamente mitologizzati dell’Italia antica.

Distrutta definitivamente nell’alto medioevo, Cuma conserva ancora oggi, nei resti archeologici della sua acropoli e nell’antro della Sibilla, la memoria tangibile di un luogo che i Romani consideravano una soglia sacra tra i due mondi, capace di custodire insieme la voce profetica di Apollo e l’accesso privilegiato al regno di Plutone.

Dettagli
Regione
Campania, Campi Flegrei
Descrizione luogo
Antica colonia greca su rocca tufacea affacciata sul mare, con la grotta oracolare della Sibilla
Stato attuale
Sito archeologico
Tipo di luogo
Voci correlate
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