Vigrid è, nella cosmologia norrena, l’immensa pianura destinata a ospitare la battaglia finale del Ragnarök, descritta nell’Edda in prosa come un campo di cento leghe in ogni direzione, sufficientemente vasto da contenere l’intero scontro apocalittico tra dèi, giganti e mostri.
Su questa pianura si riverseranno secondo la profezia tutte le forze del caos guidate da Loki e dai giganti di ghiaccio e fuoco, contro gli Æsir guidati da Odino, in una battaglia in cui ogni divinità principale del pantheon norreno incontrerà il proprio destinato avversario e, nella maggior parte dei casi, la propria morte.
È a Vigrid che Odino stesso viene inghiottito da Fenrir, che Thor e Jörmungandr si uccidono a vicenda, e che si consuma la maggior parte degli scontri decisivi che, secondo la profezia norrena, porranno fine all’ordine cosmico esistente per lasciare spazio a un mondo rinnovato.
La scelta di immaginare un luogo fisico specifico e misurabile per la fine del mondo, piuttosto che un evento cosmico senza localizzazione precisa, riflette la concretezza tipica della mitologia norrena, che tende a inserire anche gli eventi più cosmici e apocalittici in una geografia mitica dettagliata e coerente.
Un campo di battaglia misurabile
La scelta delle fonti norrene di attribuire a Vigrid dimensioni precise, cento leghe per lato, distingue questo mito escatologico da molte altre tradizioni sulla fine del mondo, che preferiscono restare vaghe sulla geografia dell’apocalisse: questa concretezza rende Vigrid quasi un campo di battaglia “reale” nell’immaginazione norrena, coerente con una cultura che concepiva anche gli eventi cosmici in termini fisici e misurabili.
L’ultimo confronto di ogni dio
Su Vigrid, secondo la profezia, ogni divinità principale incontra il proprio nemico predestinato: Freyr affronta Surtr, Tyr si scontra con il cane Garmr, e persino gli dèi vittoriosi restano feriti mortalmente, sottolineando come il Ragnarök non sia raffigurato come una vittoria netta per nessuna delle parti, ma come una mutua distruzione che apre la strada a un nuovo inizio.
I duelli decisivi che chiudono un’era
Tra tutti gli scontri che la profezia colloca su questa pianura sconfinata, due duelli si stagliano come i più carichi di significato cosmico: quello tra Odino e Fenrir, il lupo incatenato che riuscirà infine a liberarsi e a inghiottire il padre degli dèi, e quello tra Thor e Jörmungandr, il serpente che cinge il mondo intero e che il dio del tuono ucciderà a costo della propria vita, soccombendo al suo veleno dopo soli nove passi. Entrambi gli scontri rappresentano il culmine di rivalità annunciate fin dalla nascita delle due creature, figlie di Loki, e la loro conclusione simultanea su Vigrid segna, più di ogni altro episodio del Ragnarök, la fine irrevocabile dell’ordine divino incarnato dagli Æsir.
È significativo che nessuno dei due duelli produca un vincitore che sopravviva al proprio avversario: Odino viene divorato senza possibilità di vendetta immediata, mentre Thor, pur avendo la meglio su Jörmungandr, ne resta comunque ucciso dal veleno del serpente morente. Questa simmetria di reciproca distruzione, ripetuta su Vigrid in ogni coppia di avversari destinati, sottolinea come il Ragnarök non sia concepito come una vittoria per nessuna delle due parti in lotta, ma come un azzeramento totale e necessario, il prezzo da pagare perché un mondo rinnovato possa infine sorgere dalle ceneri di quello vecchio.
